October’s Reviews

Buongiorno lettori! Come state?

Per me continua il periodo più bello dell’anno, adoro l’autunno e l’avvicinarsi dell’inverno, le foglie rosse, i panorami suggestivi, le felpe calde, la cioccolata fumante davanti a un ottimo libro 🙂 e voi? Quale è la vostra stagione preferita?

Io intanto vi tengo compagnia con le recensioni uscite sulla pagina facebook Penne d’Oriente nel mese di ottobre, nel caso ve le foste perse. Buona lettura!

Dal mondo:

-Due racconti brevi ambientati in Giappone al tempo dei samurai di Caterina Franciosi

-In cucina con Banana Yoshimoto di Barbara Buganza

-Pyongyang paranoica di Federico Ticchi

-Talkin China di Angela Pascucci

Dalla Corea:

-L’altra faccia di un ricordo oscuro di Yi Kyunyong

Dal Giappone:

-Pioggia sul viso di Natsuo Kirino

-Le storie del negozio di bambole di Yasumi Tsuhara

-La fine dell’estate di Harumi Setouchi

-Il magico potere del riordino di Marie Kondo

-Bellezza e tristezza di Kawabata Yasunari

-Loop di Suzuki Koji

-Silenzio di Shusako Endo

-La formula del professore di Yoko Ogawa

Recensioni di settembre!

Buon giovedì cari lettori! Che libro state leggendo in questi giorni? Io ultimamente mi sono imbattuta in testi notevoli e sto scoprendo nuove penne. Sperando di farvi cosa gradita, vi lascio l’elenco di tutte le recensioni uscite sulla pagina facebook di Penne d’Oriente, ormai base ufficiale del blog. Vi aspetto anche lì, un abbraccio!

Dal Giappone:

-Il mistero della donna tatuata di Akimitsu Takagi

-Seni e uova di Mieko Kawakami

-I Delitti dello zodiaco di Shimada Soji

-La cicala dell’ottavo giorno di Mitsuyo Kakuta

-La seconda vita di Naoko di Higashino Keigo 

Dal mondo:

-Le figlie del mare di Mary L. Bacht

-Forse non tutti sanno che in Giappone… di  Antonio Moscatello

-Qin Shi Huang Di Imperatore per sempre di Anna C. Venturini

-I cannibali di Mao di Marco Lupis 

Buona lettura amici! 

Qin Shi Huang Di di Anna Chiara Venturini

Buongiorno cari lettori! Oggi vi parlo di un romanzo storico scritto da un’autrice italiana che ci racconta dell’antica storia della Cina.

Io conoscevo già il grande imperatore Qin Shi Huang Di dalle memorie dei miei corsi universitari di storia antica, in cui si mettevano a confronto l’Impero romano e quello cinese. Con estremo piacere ho ritrovato quella figura così affascinante nel libro della Venturini.

Il romanzo si divide tra capitoli dal passato dove è lo stesso imperatore a narrarci la sua vita e paragrafi dove un’archeologa segue gli scavi all’immenso mausoleo sotterraneo in cui Qin volle farsi seppellire con i suoi guerrieri di terracotta. La grande particolarità del libro è di quella di ricostruire le emozioni più intime del grande imperatore cinese: le fatiche provate sui campi di battaglia, i sentimenti per le persone che lo circondavano, l’odio, la sete di potere, i potenti rimorsi di una vita vissuta oltre i limiti. L’autrice ricrea l’intero mondo intimistico del condottiero cinese, non senza difficoltà visto che di questo personaggio si parla troppo poco nei libri di storia.

Nato da una madre ballerina, figlio illegittimo del re, che mai seppe di aver reso grande un bambino non suo. Riviviamo insieme a lui gli anni caotici dell’infanzia, tra balie e i primi rudi insegnamenti. Le grandi conquiste geografiche, gli scontri con i consiglieri, l’amore folle per una tra le sue tante concubine. Fino alla fine dei suoi giorni, terminati inaspettatamente durante un viaggio, la sua più grande ossessione fu l’immortalità. Per questo motivo visitò alchimisti, interpellò medici e maghi, pur di vivere per sempre. Al suo fianco troviamo Cao Tian, il suo eunuco più fedele e benvoluto.

Le altre pagine di questo libro ci trasportano nel presente, con l’archeologa Kristin che cerca di riportare alla luce la famosa tomba dell’imperatore. Molti ostacoli cercheranno di rallentarla, burocratici e privati. Mentre seguiamo l’evoluzione emotiva di Qin, in parallelo assistiamo anche alla crescita professionale e umana della protagonista.

Un romanzo di genere storico molto particolare, appartenente alla categoria in cui la storia si fa viva e i personaggi del passato parlano per voce propria, tentando di riproporre un affresco originale dei tempi andati. La scrittura è ricca di entusiasmo e l’autrice riesce con forza a intrattenere il lettore.

Nella speranza di avervi fatto compagnia con questa recensione, auguro a tutti voi buona lettura!

I Cannibali di Mao di Marco Lupis

Buongiorno cari lettori! Oggi voglio parlarvi di un saggio dedicato alla storia di Hong Kong e della Cina, scritto dall’abile scrittore e giornalista Marco Lupis. Non è la prima volta che parliamo di lui qui su Penne d’Oriente e anche questa volta il suo libro merita di figurare nell’amata categoria dove l’Ovest e l’Est si incontrano.

“I Cannibali di Mao” si presenta come un susseguirsi di articoli giornalistici e d’inchiesta, che Lupis scrisse come inviato tra il 1996 e il 2019. Ad arricchirli e legarli testi sulla vita privata dell’autore, sulle scelte più intime che l’hanno spinto a trasferirsi in Oriente e poi a ritornarci dopo anni. Lupis ci racconta del forte legame che unisce il suo cuore a quei luoghi lontani. In questo modo contestualizza e rende più umani i tanti articoli che ripropone in questo tomo.

Il reporter arriva nel 1995 a Hong Kong come corrispondente del Corriere della Sera e altre testate, su cui verranno pubblicati i suoi articoli che raccontano la vita del microcosmo hongkongese. Gli argomenti sono i più disparati, da problematiche sociali e politiche a interviste, dal cinema alla competizione con la Cina, da cenni storici a tematiche attualissime e internazionali.

Il primo articolo del 1996 è dedicato alla storia di un orfanotrofio di Shanghai, in seguito allo scandalo in cui morirono dei bambini. Si susseguono testi sulla politica del figlio unico, sulle tragiche conseguenze economiche del Grande Balzo in avanti di Mao Zedong, sulla corruzione della classe politica, su Marco Polo, sulla storia di Hong Kong destinata presto a mutare. La città infatti nel luglio 1997 passa dalla sovranità della regina d’Inghilterra a quella della Cina, spartiacque che sconvolgerà molti modi di vivere. E ancora altri articoli: la pena capitale, il rapporto tra governo e Chiesa cattolica, la sessualità vissuta alla maniera cinese, i rapporti con Taiwan e Macao, le vite dei multimiliardari asiatici, la medicina tradizionale e lo sfruttamento degli animali. Mille aneddoti trasportano il lettore in una giravolta incredibile, densa di dettagli affascinanti e crudi.

Il capitolo che mi ha colpito di più racchiude tutti gli articoli di Lupis dedicati all’epidemia di SARS del 2003. Le analogie con il passato recentissimo che abbiamo vissuto tutti noi è agghiacciante, ho letto tutto con il fiato in gola. Ho rivissuto scene tristemente familiari: la storia del Dottor Liu, scienziato e paziente zero, il diario di un’infermiera atterrita da ciò che le succede intorno in ospedale, i contagi che aumentano, la vita che muta. La parte più toccante e reale del libro.

Il ritorno di  Lupis in Asia, però, non è solo disgrazie ma anche articoli sul futuro, la tecnologia, gli scrittori di fantascienza, i mutamenti dell’immensa Cina e la sua costosa presenza in Africa l’ economia, la modernizzazione e i problemi ambientali. Non mancano neanche gli articoli sui recenti disordini del 2019 a Hong Kong.  Insomma, come avrete capito, questo saggio soddisfa le curiosità di tutti.
Va letto per conoscere meglio il presente in cui viviamo, perché la Cina è una presenza imprescindibile e maestosa, tra luci e ombre.
Lo consiglio agli amanti della Storia, a chi ama il giornalismo sincero o è incuriosito da questo paese così denso di meraviglie e tenebre.

Il blog Scaffale Cinese in visita!

Buongiorno lettori! Oggi vi propongo una nuova intervista. Ho conosciuto il blog letterario Scaffale cinese diversi mesi fa e mi ha subito incuriosito. Ho deciso di contattare la voce dietro l’universo cinese, Lea Vendramel, per farle alcune domande sulla sua passione per i libri e la Cina.

  1. Buongiorno Lea, benvenuta su Penne d’Oriente! Raccontaci di te, chi sei e di cosa ti occupi.

Buongiorno Serena, mi chiamo Lea Vendramel, sono giornalista e traduttrice. Ho studiato Lingue e Civiltà orientali a Roma, ho intrapreso la strada del giornalismo e, dopo qualche anno, sono riuscita a conciliare queste due passioni, cominciando a lavorare al mensile bilingue “Cina in Italia”, dove attualmente sono caporedattrice. Nel tempo libero curo il blog “Scaffale Cinese”, in cui scrivo di libri a tema Cina. Romanzi, racconti, saggi, ma anche albi illustrati e libri per bambini, scritti sia da autori cinesi che da autori internazionali.

  1. Come ti sei appassionata di letteratura cinese?

La mia passione per la letteratura cinese è nata ai tempi dell’università, quando ho iniziato a studiare la lingua cinese e quindi ad avvicinarmi alla storia, alla letteratura, all’arte e alla cultura cinesi. Ricordo che in quel periodo in Italia non era facile reperire libri di autori cinesi, i titoli pubblicati erano pochi, spesso tradotti dall’inglese. Poi, con la crescente attenzione nei confronti della Cina, sono aumentate anche le pubblicazioni dedicate a questo Paese. Oltre ai romanzi degli scrittori cinesi più noti editi dalle case editrici più grandi, come Mo Yan pubblicato da Einaudi e Yu Hua da Feltrinelli, sono nate anche case editrici specializzate in letteratura orientale, che hanno iniziato a portare in Italia autori e titoli meno conosciuti ma comunque interessanti. Così, ho cominciato a leggere tutto ciò che via via riuscivo a reperire, arricchendo nel corso degli anni il mio “Scaffale Cinese”. Oltre alle nuove uscite, mi piace spulciare anche tra vecchi titoli dalla Cina e sulla Cina, magari fuori catalogo, che spesso riservano sorprese interessanti.

  1. Quale pensi che sia l’unicità e l’originalità degli scrittori provenienti dalla Cina?

Credo che ogni scrittore abbia una propria unicità e originalità, strettamente connesse al suo vissuto e al periodo storico in cui si è sviluppata la sua produzione letteraria. Negli ultimi quarant’anni, la Cina è stata interessata da profonde trasformazioni economiche e sociali, che si riflettono inevitabilmente nella sua produzione letteraria. Basti pensare alla “letteratura delle ferite” sviluppatasi sulla scia drammatica lasciata dalla Rivoluzione Culturale, alla narrativa della “ricerca delle radici” che rievoca il passato recente dando spazio ad ambientazioni rurali e a una forte caratterizzazione nazionale, alla “narrativa d’avanguardia” caratterizzata da una forte sperimentazione sia nei contenuti che nella lingua, alle opere neorealiste dominate da problematiche politiche e sociali, fino ad arrivare alla nuova generazione di scrittori, cresciuti nel pieno dello sviluppo economico cinese e lontani dalle privazioni vissute dalle generazioni che li hanno preceduti. Ogni autore e ogni libro aprono una finestra sulla Cina, attraverso cui il lettore può osservarla, conoscerla, comprenderla e apprezzarla.

  1. I tuoi autori prediletti.

Tra gli autori che preferisco ci sono Mo Yan, per il modo in cui racconta la società cinese e le ambientazioni dei suoi romanzi, Yu Hua, di cui oltre ai romanzi apprezzo molto i saggi che svelano luci e ombre della Cina contemporanea con un piglio ironico e dissacrante, Yan Lianke, che sa dosare sapientemente satira, realismo e assurdo, e Su Tong, esponente di spicco della narrativa d’avanguardia. Ora sto scoprendo anche gli autori di fantascienza, un genere a cui finora mi sono dedicata poco, ma che intendo approfondire.

  1. Secondo te, il periodo della Rivoluzione Culturale quanto ha influito e influisce tuttora sulla scrittura degli autori cinesi?

La Rivoluzione Culturale è un periodo buio della storia cinese, un decennio nel corso del quale gli intellettuali finiscono nel mirino delle Guardie Rosse, inviati in campagna per essere “rieducati”, spesso vittime di denunce e violenze. È inevitabile che abbia quindi influito sulla scrittura di chi l’ha vissuta e subita. La cosiddetta “letteratura delle ferite” nasce proprio da qui. Nel 1976, con la fine della Rivoluzione Culturale e la morte di Mao Zedong, si apre una nuova fase politica e culturale in Cina, che porta gli scrittori a esprimere e rielaborare nelle loro opere le sofferenze vissute negli anni precedenti. Sono molti i libri ambientati nel periodo della Rivoluzione Culturale, utili a comprendere cosa quegli anni abbiano significato per la Cina, per il suo popolo e per gli intellettuali. Tra tutti, consiglio la “Trilogia dei Re” di Acheng, ripubblicata in Italia un paio d’anni fa da Theoria e composta dai tre racconti lunghi “Il re degli alberi”, “Il re degli scacchi” e “Il re dei bambini”.

  1. Com’è nato il tuo blog Scaffale Cinese?

L’idea del blog “Scaffale Cinese” è nata quando, nella mia continua ricerca di spunti di lettura, mi sono resa conto che, nonostante negli ultimi anni si siano moltiplicati i blog e le pagine social dedicate ai libri, si trovava poco sulla letteratura cinese e, a parte articoli sui nomi più noti e qualche post sui blog dedicati alla Cina, non c’era un sito incentrato su questo. Così, un paio di anni fa, gettando un occhio alle tante letture fatte nel corso degli anni e alle proposte sempre più numerose delle case editrici, ho pensato di provare a creare un sito in cui si parlasse solo di libri a tema Cina. Ho cominciato a condividere le mie letture, a segnalare le nuove uscite e gli eventi e ho subito riscontrato un grande interesse. Quindi, ho aperto le pagine Facebook, Instagram e Twitter, con cui ho modo di interagire maggiormente con chi è interessato ad avvicinarsi alla letteratura cinese e con chi, come me, è alla ricerca di libri interessanti. Grazie ai social, poi, sono entrata in contatto con molte persone che spesso mi fanno scoprire titoli che non sapevo fossero stati pubblicati, anche perché oggi su Instagram si trovano anche altri profili che dedicano spazio alla letteratura cinese, questo a conferma del grande interesse che la circonda.

  1. Cosa ti affascina della cultura cinese? Trovi che sia del tutto dissimile dalla nostra o si possono trovare punti di incontro?

La cultura cinese è un universo vasto ed eterogeneo, in cui c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Dall’arte alla letteratura, passando per la musica, la filosofia, la cucina, le arti marziali, il teatro, ci sono tradizioni millenarie di cui spesso si sa poco. Penso che proprio conoscere la cultura sia fondamentale per riuscire a comprendere un Paese e il suo popolo, vincendo i pregiudizi privi di fondamento e frutto della scarsa conoscenza. Nonostante la diversità tra la cultura cinese e quella italiana, non mancano i punti di contatto, come ad esempio una vasta tradizione gastronomica, caratterizzata da numerose varianti regionali, la convivialità a tavola, l’importanza della famiglia o la tradizione operistica.

  1. Come sai io mi occupo anche e soprattutto di letteratura giapponese, oltre che coreana. Cosa ne pensi di queste due letterature, ci sono scrittori che apprezzi in modo particolare? Trovi delle somiglianze con il panorama letterario cinese?

Non mi sono mai approcciata alla letteratura coreana, mentre leggo spesso libri di autori giapponesi, da Haruki Murakami a Banana Yoshimoto, passando per Ito Ogawa e Natsuo Kirino. In particolare amo molto Murakami, di cui apprezzo lo stilo onirico e le storie sempre in bilico tra realtà e sogno, tra razionale e irrazionale, in cui nulla è scontato e prevedibile.

  1. Cosa puoi dirci delle letterature dei territori sotto l’influenza cinese, come Hong Kong, il Tibet, Taiwan, Macao?

Mi soffermerei soprattutto su Taiwan e Hong Kong. A Taiwan, in un periodo caratterizzato dalla messa al bando di tutte le opere di autori della Cina continentale, protrattosi fino agli anni Ottanta del secolo scorso, emerge prima una letteratura anticomunista con finalità propagandistiche e poi una letteratura modernista, che guarda con interesse all’Occidente. Tra i nomi più noti all’estero ci sono Bai Xianyong, di cui in Italia è stato pubblicato “Il maestro della notte” (Einaudi), Wang Zhenhe, di cui Orientalia Editrice ha pubblicato il romanzo “Rosa rosa amore mio”, e Li Ang di cui in italiano si trova “La moglie del macellaio”. A Hong Kong, invece, troviamo innanzitutto la letteratura del genere wuxia, in cui i protagonisti sono abili nelle arti marziali e alle prese con continui duelli e combattimenti. Si tratta di una produzione riconducibile ad autori trasferitisi dalla Cina continentale in seguito alla fondazione della Repubblica popolare cinese. Successivamente, a partire dagli anni Sessanta e Settanta, autori nati e cresciuti a Hong Kong puntano a una letteratura che metta l’accento sulle peculiarità dell’isola e sulla sua unicità, differenziandosi dalla Cina continentale e dai modelli occidentali.

  1. I tuoi progetti futuri: letterari, giornalistici, riguardanti il blog?

Oltre al mio lavoro di giornalista, sicuramente continuerò a portare avanti “Scaffale Cinese”. Oltre a scrivere di libri e a condividere le mie letture e le nuove uscite, a partire da settembre vorrei dedicare una rubrica alla letteratura cinese, perché molti spesso mi scrivono per chiedermi chiarimenti o informazioni, quindi penso che pubblicherò delle pillole di letteratura che consentano di contestualizzare meglio i libri e gli autori di cui parlerò. Poi, in vista del Natale, visto il riscontro positivo avuto lo scorso anno, organizzerò nuovamente un “Calendario dell’Avvento letterario” con tanti consigli di lettura. Infine, vorrei anche organizzare la mia prima book challenge, ma ora è ancora presto per svelarne i dettagli.

  1. Qualche anteprima sui libri cinesi più interessanti in uscita nei prossimi mesi?

Il 2020 è stato un anno ricco per quanto riguarda le uscite a tema Cina e continuerà ad esserlo anche nei prossimi mesi. A settembre Orientalia editrice pubblicherà “Una ragazza per i miei 18 anni” di Feng Tang, che segue di pochi mesi l’uscita della raccolta di racconti dello stesso autore “Palle imperiali e altri racconti”. Atmosphere libri ha annunciato, invece, la pubblicazione di “Dieci sembianze dell’amore” di Zhang Yueran, giovane autrice tutta da scoprire. Infine, vorrei segnalare due graphic novel: “Tu sei il più bel colore del mondo” di Golo Zhao, che Bao Publishing pubblicherà a settembre nella sua collana dedicata al fumetto cinese, e “Mia madre” di Li Kunwu, in uscita a novembre per Add editore, che ha già pubblicato la sua trilogia “Una vita cinese”.

Correte a visitare il sito di Scaffale Cinese, scoprirete un mondo di meraviglie letterarie!

http://www.scaffalecinese.it

Facebook e Instagram Scaffale Cinese

Recensioni estive

Buongiorno lettori! Come state? Se vi siete persi qualche lettura o cercate consigli letterari, vi lascio qui tutte le recensioni uscite ad agosto. Romanzi, raccolte di racconti e saggi. Libri sull’Oriente, provenienti dal Giappone e da Taiwan. Le trovate sulla pagina Facebook Penne d’Oriente.

-L’ultimo volo per Tokyo di Hayashi Mariko

-Red Girls di Sakuraba Kazuki

-Il ciliegio del mio nemico di Ting-kuo Wang

-Il segno di Sarah Lotz

-La studentessa di Dazai Osamu

-Come sabbia tra le dita di Matsumoto Seicho

Buone letture, vi aspetto!!

Libri in lettura ad agosto…e buone vacanze!

Buongiorno lettori! Inizia agosto, il mese più vacanziero. Quest’anno sono riuscita a ritagliare pochi preziosi giorni per cambiare aria e scrivere con la vista sul mare. Un privilegio che spero di godermi a pieno.

Detto questo, Penne d’Oriente non si ferma. Continueranno le recensioni con cadenza settimanale e le letture per voi proseguono senza sosta e i prossimi libri che ho in lista da leggere e raccontarvi sono:

  • Le figlie del mare di M. L. Bracht
  • Talkin China di A. Pascucci
  • Il ciliegio del mio nemico di T. Wang
  • Kim Jonh-Un. Il nemico necessario di L. Napoleoni

Due saggi, di cui una raccolta di articoli giornalistici e una biografia, affiancati da due romanzi storici. Non vedo l’ora di iniziarli per poter condividere con voi le mie impressioni.

Voi andrete in vacanza? Che letture vi aspettano? Io mi porterò al mare un paio di libri e chissà, magari sbircero’ in qualche libreria del posto. Le letture acquistate lontano da casa, in vacanza, rimangono speciali a lungo. Vi terrò aggiornati sulla pagina facebook Penne d’Oriente!

Buona lettura…sotto l’ombrellone, in rifugio montano, seduti al café di una via trafficata. Ovunque siate, leggete sempre!

Jared Diamond. Collasso

Buon mercoledì lettori! Come state? Per il mese di agosto ho deciso di mantenere il ritmo di due/tre recensioni la settimana, visto che si avvicina il periodo più vacanziero. Oggi voglio parlarvi di un saggio sulla società e sulla storia dell’uomo, dove si parla anche di Giappone e Cina.

Amo molto i libri di Diamond, dove storia e prosa coinvolgente si uniscono alla perfezione. Nel caso del saggio “Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere” l’autore ripercorre la storia di alcune grandi e piccole civiltà passate e presenti. Alcune si sono estinte, mentre altre sono riuscite a sopravvivere a dispetto di condizioni sfavorevoli. Perché alcune soccombono e altre riescono ad adattarsi? Questo l’interrogativo che spinge Diamond a riflettere caso per caso sui fattori che mettono a dura prova le società. Ambiente, clima, impatto umano sulla natura, rapporti con amici e nemici, capacità di adattamento personale.

Nella sua lunga disamina ci imbattiamo in un capitolo dedicato al Giappone dell’era Tokugawa, preso ad esempio di una società che ha saputo modificare il suo stile di vita per evitare una catastrofe ambientale e sociale che l’avrebbe altrimenti portata al collasso interno. Alcuni piccole anticipazioni: il Grande Incendio dell’era Meireki del 1657 fu l’evento grazie al quale i Tokugawa capirono che dovevano correre ai ripari. Partì così una grande opera nazionale per combattere la deforestazione e ridimensionare il consumo di legname per tutte le attività.

Un altro capitolo, più corposo, è dedicata a quello che potrebbe definirsi il fenomeno cinese. La Cina è il primo Paese al mondo per numero di abitanti, estensione, primati ecc. A questa moltitudine si accompagnano problemi ambientali enormi, che hanno ripercussioni su tutto il pianeta. Deforestazione, erosione del suolo, sfruttamento delle risorse, inquinamento atmosferico e idrico, la crescita demografica esponenziale, lo smaltimento dei rifiuti ecc. Il quesito di Diamond è semplice: che strategie dovrebbe adottare il governo cinese e la stessa popolazione per non andare incontro al disastro? La riflessione parte sempre dal passato e dai suoi insegnamenti. L’intento quello di costruire un futuro più vivibile.

Questo saggio mi ha colpito molto, come il precedente, Diamond sa aprire gli occhi sulle situazioni più preoccupanti del mondo in cui viviamo. Fa riflettere, il più grande pregio che può avere un libro. Molto consigliato a chi vuole conoscere meglio la realtà. Buona lettura!

Le origini del male. You-jeong Jeong

Buon inizio settimana lettori, vi auguro un piacevole agosto! Oggi seguitemi, andiamo in Corea con uno dei miei thriller preferiti: “Le origini del male” di You-Jeong Jeong.

Yu-jin soffre da anni di gravi attacchi epilettici, peggiorati dopo la morte del padre e del fratello. Deve prendere quotidianamente la sua dose di farmaci, non senza effetti collaterali poco piacevoli, come emicranie e vuoti di memoria. Yu-jin vive con la madre, guardiana delle sue giornate e molto attenta alla sua salute.

Nella sua vita fatta di privazioni ed emozioni blande c’è però un’unica cosa che lo soddisfa, un segreto solo suo. La notte, dopo che la madre si è addormentata, sgattaiola fuori casa per andare a correre.
Una mattina, però, si sveglia e trova il cadavere brutalmente assassinato della donna. Sotto shock cerca di capire cosa possa essere accaduto mentre lui era fuori, durante la notte. Non ha ricordi del suo ritorno a casa né di aver sentito rumori sospetti.


Non fa neanche in tempo a ragionare lucidamente che il telefono inizia a squillare. Prima la zia che vuole parlare con sua sorella, poi il suo amico d’infanzia che ormai da anni abita con loro e sta per tornare a casa.
Inizia un viaggio lunghissimo per Yu-jin, che dovrà ritrovare il controllo della sua memoria e scavare nei ricordi, l’unico modo per risolvere il giallo dell’omicidio della madre. Chi è stato? E perché? Cosa nascondono gli altri?

Un romanzo dalle atmosfere claustrofobiche, pulsanti, degne dei migliori thriller. Uno dei miei libri preferiti, una prosa perfetta e colpi di scena risolutori. Lo consiglio a chi ama i gialli e vuole addentrarsi in ambientazioni inedite.

Buona lettura!

Il pittore di ventagli. Hubert Haddad

Buon venerdì lettori! Oggi vi racconto un romanzo breve letto appena qualche settimana fa e che mi è rimasto molto impresso: “Il pittore di ventagli”.

Questo libro mi ha sorpreso, era molto che non mi trovavo tra le mani una scrittura così viscerale che parlasse di Giappone. L’autore di origine tunisina ci regala uno scorcio completo e affascinante del mondo nipponico.
Ci racconta tre storie una incastrata nell’altra, quella di un uomo che scappa dal passato, quella di un giovane diventato ormai adulto e quella di un pittore giardiniere.

Siamo nella contrada di Atora, nell’Honshu ai giorni nostri.
Matabei Reien, aspirante monaco nello spirito, abbandona la città dopo un grave incidente da cui non si è più ripreso. Rimane a galla nei recessi limbici della sua memoria, sbucando ogni tanto, di soppiatto.
L’uomo si ferma alla locanda di donna Hison, dove prenderà dimora per anni. Lì ha trovato rifugio anche il pittore Osaki, che si prende cura del giardino in cambio di vitto e alloggio. L’ha ormai trasformato in un’opera d’arte zen, al pari dei ventagli che pittura. Matabei gli si avvicina e si fa carico della sua eredità artistica, imparando l’arte di stendere un ventaglio pari a quella di potare le rose.

Verrà presto aiutato a sua volta dal giovane Han, ragazzino abbandonato e dotato di spiccato intelletto.
L’idillio della vita nella locanda verrà spazzato via dallo tsunami, senza pietà. Toccherà a Matabei ricostruire i cocci lasciati dall’onda.


Un libro che consiglio caldamente a chi ama le atmosfere rarefatte e la bellezza della natura giapponese. Buona lettura!