L’isola dei senza memoria di Yoko Ogawa

Buongiorno lettori! Oggi vi parlo dell’ultimo romanzo visionario dell’autrice a noi già nota, Yoko Ogawa. Seguitemi.

Questa storia racconta della memoria, del pericolo, della nostalgia, dell’umanità. Ci troviamo di fronte a un piccolo libro che racchiude moltissime emozioni e spunti di riflessione. La storia è quella di una giovane donna, un scrittrice, che vive su un’isola del tutto particolare, unica al mondo.  L’isola dei senza memoria che da voce al titolo dell’intero romanzo, un luogo avulso, misterioso, spaventoso ma fonte di grande curiosità da parte del lettore. L’autrice non ci fa capire dove si collochi nel mondo, ma nonostante questo è un luogo che diventa reale parola dopo parola e la cui esistenza non sembra neanche così impossibile. Su ques’isola infatti le cose scompaiono, all’improvviso e senza una logica apparente: un giorno gli uccelli, poi i frutti di bosco o le navi. Gli abitanti ci sono ormai abituati, nascono con la consapevolezza che perderanno molto cose durante la loro esistenza. E ogni volta accade nello stesso modo: appena si risvegliano la mattina sentono l’aria diversa attorno a loro e capiscono subito che qualcosa è scomparso, allora si vestono ed escono nei cortili e nelle strade per capire che cosa se ne sia definitivamento andato. Nel momento esatto in cui lo comprendono, capiscono anche che si sono già dimenticati di ogni sensazione legata a quella perdita, per loro non significa più nulla e voltano pagina. La nostra protagonista vive in questo mondo di vuoti e speranze, abita sola dopo la scomparsa dei genitori e ha rapporti soltanto con un vecchio amico che vive nel traghetto dismesso e con il suo editor.

L isola dei senzamemoriaVoci fuori dal coro, mimetizzati e nascosti tra la popolazione dell’isola, sono alcune persone che serbano i ricordi di tutto, anche di ciò che è scomparso. La polizia segreta, figura collettiva antagonista della storia, li cerca, incarcera, studia, senza farli più tornare alle loro casa. Anche di questo la gente è abituata: quando vedono arrivare per la strada il furgone nero della milizia, capiscono che è stata indetta una caccia ai ricordi e nessuno può farci nulla, solo cambiare strada. Per queste persone l’unica salvezza è nascondersi in rifugi sicuri. La scrittrice conosce bene questo aspetto negativo perché anche sua madre era stata vittima di una caccia molti anni prima, senza mai ritornare a casa. Anche per questo decide, a un certo punto, di dare una svolta alla sua monotona esistenza e dare aiuto a una persona cara, nascondendola nella sua casa.

Tenendo conto che questo romanzo è stato scritto dalla Ogawa nel 1994, anche se è arrivato soltanto ora nella versione italiana, devo dire che non mi ha ammaliato come gli altri suoi romanzi di cui vi ho parlato. Come sapete è la mia scrittrice preferita e la sua scrittura intensa, leggera, morbosa e impeccabile è per me sempre fonte di grande ammirazione e curiosità. In questo romanzo non ho ritrovato a pieno l’autrice che amo e conosco, forse perchè è uno dei suoi primi romanzi e non aveva ancora formato a pieno la scrittura che successivamente caratterizzerà il suo stile così unico. Ho apprezzato sicuramente la storia inusuale e magica. Lo consiglio come esempio di letteratura nipponica quasi fantascientifica, per l’ambientazione e i temi.

Buona lettura!

 

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Quando mi svegliai, la mattina dopo, una nuova scomparsa aveva avuto luogo. Era una mattina più fredda delle precedenti, e in giardino si era formata la brina. Le pantofole, i rubinetti dell’acqua, lo stoppino dell stufa, i panini al burro nel portapane e tante altre cose in casa erano gelate. Il vento che sofffiava la sera prima a un certo si era placato. Misi sulla stufa l’avanzo di spezzatino alla panna del giorno prima, e posai intorno alla pentola dei panini al burro avvolti nel foglio d’alluminio. Quando l’acqua nel bollitore fu pronta, la usai per preparare il tè, ci misi del miele e lo bevvi: non mi sentivo di mettere in bocca niente che non fosse caldo.

Mentre muovevo le mascelle, cercai di cogliere quale fosse l’oggetto della scomparsa. Perlomeno avevo la certezza che non si trattasse dello stufato, dei panini al burro, del tè e del miele; potevo sentirne il gusto esattamente come il giorno precedente. […]

Dopo aver mangiato tuttii panini che avevo scaldato, seguii il rumore dei passi e andai ad aprire una finestra che dava a nord. Si erano raccolti lì l’ex cappellaio, la coppia scontrosa che abitava accanto, il cane a macchie marroni e del bambini con la cartella sulle spalle. Scrutavamo tutti il fiume senza parlare. […] La superficie dell’acqua era completamente coperta di piccoli frammenti di un colore impossibile da definire con una sola parola: rosso, osa, bianco. Non restava il benché minimo spazio libero.

Erano tutti petali di rosa, a perdita d’occhio. Solo nel punto in cui li avevo raccolti, per un istante, la superficie dell’acqua aveva fatto capolino, ma subito i petali di rosa vi si erano assiepati di nuovo. Uno dietro l’altro sembravano essere risucchiati in mare sotto l’effetto di un sonno ipnotico.

 

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Autrice: Yoko Ogawa

Titolo: L’isola dei senza memoria

Anno: 1994

Casa editrice: Il saggiatore

Traduttrice: Laura Testaverde

Prima edizione italiana: 2018

N. Pagine: 130

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2 pensieri su “L’isola dei senza memoria di Yoko Ogawa

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