#Neve su un campo di more: cenni storici

Buongiorno amici lettori! Oggi parliamo degli eventi storici che si celano dietro alla trama di Neve su un campo di more.

Questo libro è ispirato a fatti realmente accaduti. La parte storica è molto importante e tra l’altro la mia idea nacque proprio da qui. Scoprì un giorno, per puro caso mentre gironzolavo su internet, alcuni degli accadimenti meno conosciuti della Seconda guerra mondiale. L’idea prese vita subito e così iniziai a scrivere il romanzo. Oggi provo a narrarvi almeno una parte della tanta storia che ritroverete nel libro, se vi andrà di leggerlo.

Nella parte settentrionale della Manciuria scorre il fiume Amur, che i cinesi chiamano anche Drago Nero. Alcune frange di ultra nazionalisti giapponesi, riuniti nell’organizzazione “Società del Drago Nero”, usarono questo gioco di parole per giustificare l’ampliamento dei confini nipponici sino al famoso fiume. Per la piena realizzazione del sogno giapponese mancava solo la conquista di quella parte della Cina.
Nel 1927 il Primo Ministro giapponese Tanaka Giichi presentò all’imperatore Hirohito un memoriale, un vero e proprio trattato strategico in cui si auspicava e pianificava la conquista del mondo. Le prime due tappe erano inglobare all’impero la Manciuria e di conseguenza l’intera Cina. L’aggressione avrebbe dovuto muoversi da nord verso sud, soggiogando tutto il paese. In seguito il generale Tanaka prevedeva altre mosse, l’invasione delle Indie e degli Stati Uniti.
Queste conquiste, all’epoca, potevano essere pensabili grazie a diversi fattori, interni ed esterni al paese. Da una parte l’estesa e capillare militarizzazione degli apparati giapponesi, iniziata all’inizio del XX secolo. A questo si aggiunse lo scontento del popolo e delle forze militari per l’apparente inferiorità del Giappone nei confronti delle potenze imperialiste occidentali. In molti, convinti che il paese soffrisse un problema di sovrappopolazione, auspicarono un aumento dei suoi confini per migliorare il benessere dei cittadini e anche per sopperire all’aumento del fabbisogno industriale. Oltre a questi argomenti sociali si unirono anche questioni d’orgoglio nazionale: il Giappone non sarebbe mai stato inferiore alle grandi potenze del mondo occidentale.
Dall’altra le divisioni interne della Cina, che non era ancora una nazione unita, ma piuttosto un insieme di regni e regioni frazionate e isolate. Questo aiutò molto l’avanzata nipponica nel paese.
Tutto prese piede da azioni militari indipendenti delle armate presenti in Manciuria. Nel 1928 alcuni soldati fermarono l’avanzata nazionalista cinese nel nord e attentarono alla vita del locale signore della guerra facendo saltare un treno. Hirohito in tutta risposta chiese al generale Tanaka di punire quei soldati che avevano agito controvertendo agli ordini, ma questo non accadde mai. Si temeva che l’esercito perdesse prestigio di fronte ai cittadini se alcuni suoi membri fossero stati screditati apertamente. I soldati erano ormai favorevoli per un cambiamento di rotta e queste dimostrazioni partirono proprio dai gradi inferiori, con il benestare dei piani alti di Tokyo.
Nel 1931 l’armata di stanza in Manciuria operò nuovamente di propria iniziativa, dando un’altra sferzata ai piani di guerra. Fecero saltare un tratto di ferrovia giapponese per incolpare i cinesi e giustificare un eventuale attacco. L’anno seguente fu il turno della Marina giapponese, che creò un incidente a Shangai. In questo situazione l’esercito iniziò a trattare la Manciuria come un vero e proprio stato fantoccio, tanto che Tokyo lo riconobbe con il nome di Manciukuò.
Gli anni seguenti furono costellati di altri “incidenti”, grazie ad essi il Giappone espanse la sua presenza sul territorio cinese.
Nella madrepatria si era creata una vera e propria psicosi di guerra. La riuscita dei primi punti del Memoriale Tanaka creò un’ondata di orgoglio nazionalistico e un vivo entusiasmo tra la popolazione. Il Giappone avrebbe potuto mostrare finalmente la sua grandezza al mondo.
Il controllo nipponico sulla Manciuria durò fino alla tarda estate del 1945. L’8 agosto l’Armata Rossa sovietica superò i confini del paese fantoccio, sbaragliando da nord le forze giapponesi. Nel frattempo l’esercito e l’intero paese erano impegnati sul fronte del Pacifico, negli stessi giorni venivano sganciate le bombe atomiche e di lì a poco l’imperatore Hirohito avrebbe fatto il suo famoso discorso di resa.
In particolare la liberazione della città di Harbin, e si presume del campo situato poco distante, durò dieci giorni, dal 9 al 19 agosto. A inizio settembre la Manciuria era ormai liberata.

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Il rapporto con la Corea è invece di natura diversa. I due paesi iniziarono ad avere rapporti ufficiali nel 1876 e con il passare degli anni il Giappone aumentò sempre di più la sua influenza sulla penisola, considerandola un territorio strategico. Seguirono vari accordi tra Cina e Giappone perché entrambe consideravano la Corea appartenente ognuno alla propria sfera di influenza.
Agli inizi del 1900 la penisola si trovò presa in mezzo al conflitto russo-giapponese. Con il trattato di Portsmouth del novembre 1905 il Giappone, uscito vincitore e senza più rivali, trasformò la Corea in un protettorato. Cinque anni dopo il paese venne annesso al Giappone, diventandone parte integrante.
Se dapprincipio il governo straniero fu abbastanza liberale e rispettoso della cultura locale, con l’avvicendarsi dei vari fronti di guerra in Cina, l’atteggiamento cambiò radicalmente e si indurì. Sul finire degli anni ’30 ogni manifestazione di cultura e tradizione coreana era proibita, vennero bruciati libri e abiti tradizionali, venne proibito l’uso anche privato della lingua coreana e i cittadini furono costretti a convertire il proprio nome. Dal 1943 furono sempre più frequenti gli arresti dei presunti nemici dello stato, i cosiddetti “criminali del pensiero”. Molti uomini e donne vennero obbligati ai lavori forzati nelle industrie, nei bordelli e nell’esercito.

Tutto questo naturalmente è solo una piccola parte di tutto quello che accadde nella realtà. Per quanto riguarda il libro, si tratta degli antefatti, del palcoscenico su cui si muovono i protagonisti. Può aiutarci a comprendere meglio le situazioni in cui si trovano a vivere, i motivi che li spingono verso certe azioni piuttosto che altre. Il resto lo scoprirete tra le pagine di Neve su un campo di more.

Un abbraccio lettori, non smettete mai di essere curiosi!

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