Sango e il corallo rosso

Buon martedì lettori! Come state? Cosa state leggendo di bello ultimamente? 🙂

Se siete indecisi tra un libro e l’altro, nel mentre vi faccio compagnia con un mio racconto. Per la lunghezza l’ho diviso in due parti, la seconda la pubblicherò la prossima settimana. Fatemi sapere se vi è piaciuto :)… si tratta di un racconto molto diverso dai miei soliti lavori. Questa vola infatti mi sono cimentata in una storia per bambini e ragazzi. Un esperimento molto divertente… se qualcuno di voi ha figli che amano leggere, mi piacerebbe molto un giudizio da parte loro! Vi ringrazio e buona lettura.

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Sango correva veloce. Teneva la piccola canna da pesca ben salda nella mano destra, e correva. Ogni volta che incontrava un masso faceva un gran salto per evitarlo e la canna oscillava nell’aria. Sopra la sua testa volava uno stormo di oche grigie, starnazzavano e sembravano seguirla nella sua corsa. Sango guardava in alto verso le oche e le salutava con il braccio teso.

Ciao ciao oche! Venite, corriamo a casa!” gridava e sorrideva.

Dietro di lei la seguiva un grosso cane di razza giapponese Akita, dal pelo color del sesamo, biondo e nero. Correva sulle quattro zampe con gioia, abbaiando ogni tanto.Tutti e due arrivarono al villaggio della baia. Davanti agli occhi di Sango apparvero tante case rialzate sull’acqua e molte barche che ondeggiavano aspettando i pescatori. La sua casa era quella con la barca rossa. La bambina cominciò a correre più veloce per raggiungerla. La piccola baia era affacciata sul mare e l’acqua era calma, non si vedevano onde. Era quasi ora di cena e un vecchio signore uscì da una delle case, guardò la strada e la vide.

Sango! Sbrigati, la minestra è pronta. Corri!” parlava a voce alta e agitava la mano.

La bambina fece di sì con la testa e raggiunse le scale che portava alla casa, il nonno la aspettava sulla porta. Il profumo dei gamberi e dei peperoni aveva riempito tutte le stanze.

Nonno eccomi”.

A tavola!” e poi si girò verso il cane “Kiku è pronta la cena anche per te, vai”.

Prima di sedersi Sango andò a posare la sua canna da pesca in camera da letto, poi tornò correndo e prese posto al tavolo. La minestra era calda e buona, profumata e saporita. Sango si pulì la bocca con il tovagliolo e fece i complimenti al nonno. L’uomo era basso e non aveva la barba, portava un paio di occhiali rotondi e verdi. Aveva occhi scuri e buoni.

Nonno esci con la barca oggi pomeriggio?”.

La bambina corse alla finestra per guardare giù, verso il mare e la barchetta rossa. L’acqua era calmissima e non si muoveva niente.

Si, oggi è giornata di pesca. Spero di trovare tante spigole” annuisce e sorride “Tu fai la brava mentre sono via e portati sempre dietro Kiku, ti proteggerà. Hai capito?”.

Certo, sì!”.

Quando il nonno uscì per mare, Sango rimase sola e decise di preparare lo zaino, prima di uscire per raggiungere il suo posto preferito. Kiku la seguiva passo per passo, guardando tutte le cose che infilava nello zainetto bianco. Un libro, una matita e una gomma, dei fazzoletti, un panino farcito con la marmellata di fagioli dolci, una bottiglietta di acqua, dei biscotti per cani e delle esche da pesca che le aveva regalato il nonno. Chiuse la cerniera dello zaino e se lo mise sulle spalle. Per ultima cosa Sango prese la sua canna e un secchiello blu.

Siamo pronti Kiku, andiamo!”.

La spiaggetta di sassolini vicino al ruscello non era lontana, Sango ci arrivò camminando tranquillamente, non voleva stancarsi. Aveva un lungo pomeriggio davanti e tante cose da fare. Non incontrò nessuno per la strada, gli abitanti del villaggio erano tutti andati per mare, dalla parte opposta alla sua. Sango arrivò al bosco e ci entrò, seguì un sentiero che conosceva bene e arrivò al ruscello. Era la stessa acqua che poi finiva sotto casa sua, nella baia. Era il suo luogo preferito per pescare, un posto segreto. Appena arrivata Sango posò sui sassi lo zaino, la canna e il secchiello, poi iniziò a tirare fuori quello di cui aveva bisogno. Con il libro e la matita si sedette su un grosso masso, l’unico di una certa grandezza. Era la sua sedia personale. Kiku gironzolò lì intorno, annusando alberi, cespugli e formiche. Il libro che la bambina teneva sulle ginocchia si intitolava Alla scoperta dei Coralli ed era il suo libro preferito in assoluto. Se lo portava dietro ogni volta che andava a pescare. All’interno erano spiegati e descritti, anche grazie a bellissime foto, tutti i coralli del mondo. Ormai Sango era diventata un’esperta. Sapeva infatti che i coralli che abitano in fondo al mare possono avere varie forme e molti colori, che sono le case che si costruiscono i polipi per proteggersi. Sapeva anche che i coralli mangiano piccoli animaletti e pesci.

Quello che ancora non aveva trovato sul suo libro era la descrizione dei coralli di ruscello. Per quel motivo pescava sempre in quella spiaggetta, Sango cercava i coralli! Sul libro venivano descritte tantissime specie di corallo, ma quella che più le sarebbe piaciuto trovare era il corallo rosso giapponese. Visto che abitava proprio nel suo paese, Sango non aveva dubbi che un giorno sarebbe riuscita a vederlo, anche se era difficile da trovare. Per questo motivo si impegnava molto per imparare dal nonno i segreti della pesca. Individuò un paio di coralli interessanti sul suo libro, poi lo chiuse e preparò l’esca. Trovò un buon posto vicino alla riva ed entrò in acqua fino alle caviglie, poi prese la canna da pesca e si preparò ad aspettare. La giornata di maggio era fresca e non c’era una nuvola in cielo, l’azzurro brillava e i versi di molti uccelli risuonavano tra gli alberi. Kiku si era sdraiata vicino allo zaino e dormiva serena. Sango teneva d’occhio l’acqua con molta attenzione, non era profonda e se ne poteva vedere il fondo ghiaioso. Molti pesciolini guizzavano intorno all’esca, ma poi si allontanavano verso il mare. La bambina li seguiva con lo sguardo, curiosa di vedere cosa avrebbero fatto. Dopo un’ora un pesce rosso nuotava tranquillo nel suo secchiello blu, l’aveva chiamato Takeo. Ma di coralli nemmeno l’ombra. All’improvviso Sango si rese conto di avere una gran fame dopo tutto quel tempo in piedi, cosi posò la canna e si avvicinò allo zaino. Anche Kiku si svegliò dal suo riposino, sbadigliò e distese le zampe.

Facciamo merenda, vieni, ci sono anche i tuoi biscotti preferiti!” disse la bambina.

Allora tirò fuori dallo zainetto il panino e i biscotti. Mangiarono con gusto perché erano davvero affamati. Sango bevve un lungo sorso d’acqua dalla sua bottiglietta. Fu proprio in quel momento che sentì fischiettare. C’era qualcuno nel bosco! La bambina si alzò subito in piedi e anche il cane drizzò le orecchie. Si sentiva anche il rumore di acqua mossa, proprio come se quel qualcuno che fischiava stesse camminando nel ruscello. E infatti era proprio così! All’improvviso sbucò da destra un ragazzino dai capelli a scodella, neri come la pece. Era basso e robusto, camminava allegramente senza guardarsi intorno. Teneva sulle spalle una canna da pesca molto simile a quella di Sango e anche lui aveva un secchiello, ma il suo era giallo. La bambina lo guardò con attenzione e le vennero in mente tante cose. Prima di tutto che quel ragazzino aveva il suo stesso identico colore di capelli, anche se lei li portava lunghi lunghi fino al sedere. E poi che indossavano tutti e due una maglietta maniche corte rossa, che coincidenza! Anche se i pantaloncini erano diversi, i suoi di jeans e quelli di lui gialli come il suo secchiello. Insomma, Sango pensò che potevano proprio essere fratello e sorella per quanto si somigliavano. Mentre lo stava osservando vide i suoi piedi scalzi che si muovevano nell’acqua e allora gli corse incontro sulla spiaggetta di sassi.

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Ehi tu!! Ehi!”.

Il ragazzino si accorse finalmente della bambina e si fermò per guardarla.

Ciao a te!” le disse.

Non devi camminare nell’acqua, spaventerai i pesci” Sango era molto preoccupata e si avvicinò alla riva.

Mmh” il ragazzino sembrò pensarci su e si guardò i piedi. Allora annuì due volte con la testa e raggiunse la bambina sulla spiaggetta.

Hai proprio ragione, non ci avevo pensato” disse lui, guardando ancora il ruscello. Poi rialzò la testa e sorrise, appoggiando il secchiello e la canna a terra.

Mi chiamo Yodo, e tu?”.

Io sono Sango” s’inchinò la bambina e sorrise “E lei è il mio cane, si chiama Kiku” e indicò l’animale al suo fianco. Kiku si avvicinò per annusare prima Yodo e poi il suo secchiello.

Ma Sango vuol dire corallo!” esclamò il ragazzino.

La bambina era molto orgogliosa del suo nome e così fece un grande sorriso.

Esatto, bravo!”.

Poi lei si accorse di tutti i pesci che Yodo aveva preso e che ora nuotavano nel suo secchiello. A ben guardare quel secchio era più grande del suo e il ragazzino l’aveva riempito per bene.

Quanti pesci! Li hai presi tutti tu? Da solo?” chiese.

Yodo annuì soddisfatto e si inginocchiò per mostrarglieli. Sango lo imitò subito. Contarono undici pesci, tre molto piccoli e altri sette più grandi e panciuti. La bambina indicò un pesciolino lungo e smilzo, con le scaglie verdi e gialle.

Cos’è quello?” chiese.

È una piccola trota, un cucciolo di pesce ecco”.

È davvero bella! Devi essere molto bravo a pescare” Sango lo guardò incuriosita. Non conosceva altri bambini che amavano passare il tempo nell’acqua come lei. E quel ragazzino non l’aveva mai visto prima, non era del villaggio.

Mio padre mi ha insegnato tante cose sai? Mi piace pescare”.

Si rialzarono e trovarono due massi più grandi per sedersi.

Tu quanti anni hai? Sembri piccola per sapere già pescare!” Yodo era curioso, anche lui aveva pochi amici e non aveva mai visto in vita sua una bambina con una canna da pesca. Proprio mai.

Ho sette anni!” Sango sorrise.

Oh…beh non sei troppo piccola allora! Io ne ho undici invece”.

Da che villaggio vieni? Io da Ine, è una baia e le nostre case sono costruite sull’acqua! Non è distante da qua”.

Io vengo da Miyazu, lì ci abita mio nonno e spesso rimango da lui. Se no i miei genitori abitano a Kyoto, è un po’ lontano da qui. Non mi piace stare in città, preferisco vivere qui in mezzo alla natura”.

Sango spalancò gli occhi sorpresa “Io una città non l’ho mai vista, ma anche a me piace stare qua. Abito con mio nonno Misao”.

Non ti perdi proprio niente, stai tranquilla!”.

E risero insieme, ormai erano diventati amici. Yodo indicò la canna da pesca di Sango e le chiese “E tu cosa pescavi?”.

La bambina si rattristò e alzò le spalle. Indicò il suo secchiello blu e disse “Purtroppo ho preso solo un pesciolino rosso, ma credo che prima di tornare a casa lo rimetterò in acqua. Non sono i pesci che mi interessano” scosse la testa.

Ah no?” Yodo si guardò intorno e osservò il ruscello, non riusciva proprio a capire cosa potesse interessarle di diverso.

No. Io cerco coralli!” la bambina annuì convinta, con orgoglio.

Il ragazzino alzò un sopracciglio, era convinto di non aver capito bene. E allora chiese “Coralli?”.

Si si esatto. Hai presente quelli che si trovano in fondo al mare? Che poi non sono pietre eh, anche se lo sembrano. Sono proprio degli animali, anzi sono i gusci dei polipi. Tu lo sapevi?”.

Yodo fece di no con la testa “Davvero non lo sapevo. Però so bene che i coralli si trovano solo nei fondali marini. Molto molto in profondità e anche per l’uomo è difficile raggiungerli” e mentre parlava la guardava incuriosito.

Si certo, questo è vero. I coralli vivono in fondo al mare, giù giù in profondità come hai detto tu. Però, senti un po’, come ci sono arrivati fin là sotto? Ci hai mai pensato?”.

Questo non lo so…” rispose Yodo.

Sango allora fece un balzo e si alzò in piedi, corse alla riva e indicò l’acqua che scorreva.

Da qui! Semplice no? È da molto tempo che cerco i coralli e sono sicura che presto qualcuno passerà di qui!” la bambina parlava a gran voce e annuiva felice.

Il ragazzino si avvicinò anche lui all’acqua, ci entrò di qualche passò e si abbassò per immergerci la mano. Prese su un sassolino dal fondo e lo tirò fuori, osservandolo con attenzione alla luce del sole.

Mmh” disse pensieroso “Non credo proprio che quei polipi vengano da qua. Mmh no, secondo me ti sbagli” e scuoteva la testa.

Lanciò il sassolino in un punto lontano del ruscello e la pietra venne trasportata via dalla corrente, verso il mare. Sango sbuffò e portò le mani ai fianchi, arrabbiata.

Sì invece, te lo dico io! Tu non conosci i coralli. Fidati che vengono da qui e con l’acqua che finisce in mare loro raggiungono il fondale. Non può essere diversamente” disse e guardò il ragazzino con aria di sfida.

Yodo vide il libro della bambina vicino allo zaino e lo indicò con il dito paffuto “In quel libro non spiega da dove vengono? Forse si formano sott’acqua, proprio in profondità e non vanno mai vicino alla superficie” annuì con convinzione “Deve essere così, di sicuro”.

La bambina era sempre più arrabbiata e dispiaciuta che lui non le credesse, forse la considerava troppo piccola per un argomento simile. Ma lei sapeva la verità! Sbuffò e presa dallo sconforto riunì tutte le sue cose. Voleva tornare a casa. In cielo, infatti, il sole era calato rapidamente e gli ultimi raggi filtravano tra i rami degli alberi. Illuminavano il ruscello e i sassi. Avrebbe tramontato presto, doveva sbrigarsi e tornare a casa in tempo prima che il nonno si preoccupasse. Yodo la vide tutta indaffarata nel sistemare le sue cose e tirò su il suo secchiello pieno.

Allora vado a casa…magari ci vediamo domani pomeriggio, se vieni di nuovo qui!” e si allontanò, salutandola con la mano.

Prese la strada da cui era arrivato e presto la sua figura scomparve alla vista, tra gli alberi. Sango, triste, rimase sola. Prese il suo secchiello e si avvicinò alla riva, con delicatezza lo inclinò e il pesciolino rosso finì di nuovo in acqua. Riprese subito a nuotare tranquillo e la bambina lo salutò. Si issò lo zaino in spalla, prese la canna e si preparò a tornare a casa.

Kiku! Dobbiamo andare, vieni” disse.

Il cane le si avvicinò subito, ubbidiente e insieme ripresero la solita strada. Sango camminava lentamente, trascinando un piede dopo l’altro. Si sentiva stanca e ancora triste per le parole negative di quel ragazzino. In cuor suo era sicura di essere nel giusto e presto avrebbe potuto dimostrarlo a tutti, anche a lui! E anche se Yodo la pensava diversamente, sperò di rivederlo il giorno dopo. Forse si era fatta un nuovo amico pescatore, pensò.

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3 pensieri su “Sango e il corallo rosso

  1. Pingback: Sango e il corallo rosso 2 | Penne d'Oriente

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