Buongiorno amici lettori! Oggi vi presento un romanzo contemporaneo, in parte autobiografico, in cui la storia della Rivoluzione Culturale ci riporta prepotentemente a un periodo chiave per il popolo cinese: Mettere radici di Han Dong.

La famiglia Tao è la protagonista di questa vicenda storica e umana. I nonni, i genitori e il figlio. La rivoluzione culturale di Mao stravolge la loro vita, gli intellettuali di città vengono obbligati a quello che sarà definito Glorioso Esilio: lasciarsi alle spalle gli agi cittadini per andare a vivere nelle campagne a lavorare con i contadini, amalgamandosi a loro. Per i Tao sarà un trasferimento piuttosto positivo, nonostante tutto. Arrivati nel piccolo paesino infatti sono subito ben accolti dai paesani incuriositi, si sistemano in una grande stalla e spacchettano tutti i loro mobili. Tao, il capofamiglia, ex scrittore di Nanchino, è deciso a mettere radici in quella campagna, a costruire nella nuova realtà un futuro saldo per le nuove generazioni della sua famiglia.

Ed è così che l’autore ci racconta le vicissitudini dei membri di questa famiglia. L’impresa di Tao di costruire una nuova casa in cemento che si distingue dalle altre abitazioni meno sicure del villaggio, la realizzazione di un giardino, di un orto, di una fattoria che delimitano la nuova grande proprietà; la volontà della moglie Su Qun di imparare i rudimenti della medicina tradizionale, l’uso di erbe e medicamenti per aiutare tutto i conpaesani; le giornate dei nonni trascorse tra le faccende domestiche, la pulizia, la preparazione dei pasti, la generosità di Nonno Tao con tutti gli altri abitanti a cui dona uova o spiccioli; la crescita adolescenziale del giovane Tao, divisa tra la scrittura di racconti, la scuola, gli amici e l’amore per i cani domestici.

Seppur siano gli eventi storici a determinare la vita di questa famiglia, rimangono però sullo sfondo della vicenda intima e personale dei personaggi. La Storia entra in scena ogni volta per deviare le aspettative dei Tao, spostandoli da un luogo all’altro. Da Sanyu, dopo anni, si sposteranno nel capoluogo di provincia e tempo dopo, a causa della malattia del capofamiglia, torneranno a Nanchino da dov’era partita la loro epopea moderna. Il giovane Tao arriverà a frequentare l’università e tornerà a visitare la loro bella casa di cemento al villaggio, dopo molti anni di lontananza. Proprio lì, Tao aveva deciso di lasciare l’urna con i resti del nonno, così che quelle radici che tanto aveva desiderato creare per suo figlio rimanessero vive nel legame con quella tomba mai dimenticata.

Questo libro ci offre una visione diversa dal solito riguardo all’era di Mao Zedong, infondendo quasi la speranza che non tutto, non ovunque, fosse stato terribile e miserabile. Han Dong, uno dei massimi esponenti della letteratura cinese contemporanea, ci dona uno scorcio colorato e leggiadro della famosa Rivoluzione Culturale. Nonostante le difficoltà e gli inconvenienti della vita, i Tao sono una famiglia felice e il lettore si ritrova ad accompagnarli volentieri in tutte le loro imprese. Buona lettura!

Così i Tao si stabilirono a Sanyu, e il lavoro assunse un ritmo regolare. Comprarono un po’ di stuoie di giunchi al negozio di Xiaodunkou e divisero la stalla in tre stanze. Fecero un buco nella soletta in mattoni di fango sotto il telaio della porta e comprarono un cucciolo da un paesano. Il cagnolino era bianco e nero, più bianco che nero, e lo chiamarono Macchia. Il buco era per Macchia perché potesse entrare e uscire. Sul bordo del canale, sul lato est del loro terreno contato, misero alcune assi in legno per fare quella che i paesani di Sanyu chiamavano una gettata. Su questa stavano a lavare il riso e le verdure e ripulire il bugliolo. Per prendere l’acqua potabile, poi rovesciata in un grande recipiente nella stanza sul fronte, usavano un secchio di plastica. Per bollire il riso usavano la stufa portata da Nanchino (avevano ancora due ceste di bricchette di carbone). Quanto alla stufa in mattoni di fango vicino alla porta d’ingresso, se ne liberarono. Tao contava che l’anno dopo si sarebbero costruiti una nuova casa con una cucina speciale, così che avrebbero potuto preparare una base per la nuova stufa.

handong

Compralo qui!

Autore: Han Dong (Classe 1961, Nanjing)

Titolo: Mettere radici

Anno: 2009

Casa editrice: ObarraO edizioni

Traduttore dall’inglese: Pietro Ferrari

Prima edizione italiana: 2012

N. Pagine: 333