Il violoncellista Goshu di Miyazawa Kenji

Buon venerdì lettori! Oggi torniamo in Giappone e parliamo di un autore classico, Miyazawa Kenji e della sua raccolta di racconti, tra cui la favola per bambini che da il titolo al libro.

Goshu abita in città e suona il violoncello nell’orchestra che si esibisce presso la sede del cinema muto; il suo unico difetto è che non sa suonare per niente. Tutti gli altri lo deridono e tengono in disparte, nonostante i suoi grandi sforzi per esercitarsi insieme ai compagni.

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Cartone del 1982, diretto e sceneggiato da Isao Takahata, basato sull’opera di Miyazawa.

Ogni sera ritorna alla sua abitazione, annessa a un mulino diroccato fuori città e si dedica a suonare per diverse ore. Il suo unico desiderio è migliorarsi ed essere accettato dall’orchestra, per far questo prosegue tutta la notte riprovando e riprovando lo stesso brano infinite volte e sempre con sentito trasporto. Finché qualcuno non bussa alla sua porta, interrompendolo. Goshu è convinto sia un vicino passato di lì per chissà quale motivo, ma la realtà supererà la sua fantasia. Alla porta infatti c’è un grosso gatto maculato, e parlante. Gli porta in dono dei pomodori appena colti dall’orto, chiedendogli in cambio di continuare a suonare; pare infatti che l’esecuzione di Il Sogno di Schumann sia la sua preferita, senza gli è impossibile addormentarsi. L’uomo reagisce da subito in malo modo e per scacciare il gatto riprende le prove della melodia preparata per l’orchestra, disturbando i fini timpani del felino che scappa via. E questo è solo l’inizio della storia, saranno poi anche altri gli ospiti strambi e inattesi di Goshu: per la precisione un cuculo, un procione e un topo di campagna. Andranno tutti a salutarlo, accompagnandolo sino all’esecuzione finale con la sua cara orchestra, dall’esito inaspettato.

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Il secondo scritto, Il bosco del Parco Kenju, racconta la storia del piccolo Kenju che un giorno decide di piantare centinaia di piantine di cedri nel campo vicino alla sua casa. Qualche anno dopo, quando gli alberi sono ormai forti e cresciuti, alcuni bambini iniziano a fermarsi nel boschetto a giocare dopo la scuola. Da quel giorno e per i decenni a seguire la storia di quei cedri diventerà sempre più famosa, mentre intorno a loro la città fagociterà l’intera campagna. Questo piccolo racconto parla di speranza e di bellezza.

L’ultimo racconto s’intitola Il generale della guardia del nord e i tre fratelli medici. La vicenda si svolge in una città chiamata Rayu, dove abitano tre fratelli dottori: uno esperto nel curare le persone, l’altro gli animali e l’ultimo le piante. La storia ha inizio quando giunge in città, con il suo immenso esercito, il generale della guardia del Nord. L’uomo, che non riesce inspiegabilmente più a scendere dal suo cavallo, cerca con urgenza un dottore che lo aiuti. Inizia così il suo giro di visite, passando da un dottore all’altro alla ricerca di una cura miracolosa per il suo strambo malanno.

A queste storie surreali e divertenti si accodano, in conclusione della raccolta, alcune poesie. Costruite soprattutto attorno alla profonda fede religiosa buddhista dell’autore, che tenta con le sue parole di trasmettere l’armonia nella natura, la necessità della pace nei rapporti tra gli uomini, con gli animali e ogni essere vivente. Miyazawa Kenji è un autore sottovalutato, ben poco conosciuto nel panorama della letteratura nipponica, eppure fu uno scrittore arguto e dai mille interessi. E non solo, appassionato di musica, pittura e minerali, è considerato il più importante autore moderno di letteratura per ragazzi nel suo paese. Nella città dov’è nato e vissuto, Hanamaki, gli è stato anche dedicato un museo, che raccoglie scritti, quadri, disegni e appunti sulle tante sfaccettature del suo lavoro artistico.

Particolarità, e pregio, delle edizioni della casa editrice La Vita Felice è che presentano il testo giapponese a fronte. Per cui questo piccolo libro può essere doppiamente interessante, per i fortunati che leggono gli ideogrammi. Lo consiglio a chi vuole, con semplicità e scioltezza, conoscere un autore nuovo e anche a chi ha in casa bimbi curiosi. Buona lettura!

Il cucciolo di procione rispose con aria meravigliata: “Il mio papà mi ha detto di venire da lei, Signor Goshu, per imparare; mi ha detto che non devo avere paura di lei perché è una persona molto per bene”.

Goshu non resistette oltre e scoppiò a ridere: “Che cosa ti ha detto di imparare? Io sono molto impegnato, e adesso ho anche sonno”.

Il piccolo procione, facendosi coraggio, d’un tratto avanzò di un passo e disse: “A me tocca suonare il tamburino. Il papà mi ha detto di chiederle di accompagnarmi con il violoncello”.

“Non vedo da nessuna parte il tamburino” osservò Goshu.

“Ecco qua” replicò il cucciolo di procione prendendo due bastoncini dietro la schiena.

“Con questi che cosa fai?”.

“Per favore, suoni Allegra stazione di posta”.

“Ah, Allegra stazione di posta; è un pezzo di jazz?”.

“Sì, ecco lo spartito” il cucciolo questa volta tolse da dietro la schiena lo spartito. Goshu, prendendolo in mano e ridendo, esclamò “Che strana musica! Va be’, cominciamo: tu suoni il tamburino, vero?”. Curioso di vedere che cosa stesse per fare il cucciolo di procione, Goshu cominciò a suonare, osservandolo con la coda dell’occhio.

Il cucciolo di procione prese di buon ritmo a battere allegramente le bacchette sul violoncello, appena sotto il ponticello. Siccome il risultato non era nient’affatto male, Goshu, suonando, si divertiva.

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Autore: Miyazawa Kenji (1896-1933, Hanamaki)

Titolo: Il violoncellista Goshu e altri scritti

Anno: 1931-1933

Casa editrice: La Vita Felice

Traduttore: Muramatsu Mariko

Prima edizione italiana: 1996

N. Pagine: 157

3 pensieri su “Il violoncellista Goshu di Miyazawa Kenji

  1. Ho sempre adorato questa poesia di Miyazawa Kenji. La scoprii grazie al film Monsters’ Club di Toshiaki Toyoda. S’intitola Kokubetsu. Ti incollo il pezzetto finale che ho tradotto (dall’inglese, però).

    «(…) Ma, tra circa 10,000 persone che abitano in questo paesino e in quel villaggio, ce ne sono probabilmente 5 di loro che hanno la tua età e che sono altrettanto talentuosi e capaci. Ognuno di essi, tuttavia, perderà ciò che possiede nei prossimi 5 anni. Potrebbe accadere perché devono lavorare o perché semplicemente si danno per vinti. Nessun genere di talento, potere o risorsa resterà con noi per sempre. Nemmeno le persone.
    Non te l’ho detto, ma da aprile non insegnerò più in questa scuola. Dovrò percorrere un sentiero oscuro e tortuoso.
    Se perderai l’abilità che possiedi ora, il giusto tono della tua musica, e la brillantezza che porti con te, dopo che avrò lasciato la scuola, non mi prenderò più cura di te. Perché quello che odio di più è la massa, che si sente confortevole e soddisfatta con quel poco di lavoro che svolge.
    Se tu…
    Per favore, ascoltami attentamente.
    Quando t’innamorerai di una dolce fanciulla e penserai a lei, ci sarà una statua davanti a te, una statua forgiata da innumerevoli ombre e luci. Devi trasformarla in musica.
    Quando tutti gli altri si godono la vita in città e giocano tutto il giorno, tu falcerai l’erba da solo nei campi. Devi ricavare musica da quella solitudine.
    Inghiotti tutto l’odio e la miseria e canta comunque.
    Se non avrai uno strumento musicale…
    Ascoltami, mio discepolo.
    Suona, al meglio delle tue possibilità, le canne d’organo fatte di luce che solcano il cielo».

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  2. Pingback: IRO IRO di Giorgio Amitrano | Penne d'Oriente

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