La sciamana di Chatsil di Kim Tong-ni

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Buongiorno cari lettori! Oggi vi racconto un romanzo coreano che tratta di religione, di spiritualità, di famiglia e della capacità di comprendersi, oltre le differenze. Venite con me, vi presento La sciamana di Chatsil.

Il libro narra la storia del tutto particolare di Ulhwa, sciamana coreana. La donna vive in una casa fatiscente, nella periferia del villaggio di Paekkok, con la figlia diciassettenne Wolhi. La ragazzina parla pochissimo, pare vittima di un demone che le impedisce di esprimersi correttamente e pronunciare le parole giuste. Vive segregata in casa, nell’attesa che la madre torni dai riti sciamanici che è chiamata a compiere in tutto il territorio circostante il villaggio. Ulhwa ama molto la figlia, è l’unica delle sua famiglia che sia riuscita a tenersi vicina dopo svariate vicissitudini.

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Una sciamana si prepara al rito in abiti tradizionali, accompagnata dai suonatori.

 

La donna, infatti, diventa sciamana molto giovane quando il primo figlio Yongsul, ancora bambino, si ammala di vaiolo. Andando ogni giorno a pregare al tempio, Ulhwa conosce la sciamana del luogo e inizia ad affidarsi a lei per le cure del piccolo. Con il passare del tempo l’anziana guaritrice prende la giovane sotto la sua ala e decide di trasmetterle i segreti dello sciamanesimo. Ulhwa si rivela molto dotata e diventa ben presto una famosa e richiesta sciamana. Abiti cerimoniali, ventaglio, cembali e preghiere (spesso simili a leggende narrate a voce alta) sono le sue armi contro il mondo degli spiriti. Nel frattempo si sposerà con l’aiutante della sua protettrice e partorirà Wolhi.

All’improvviso la vita delle due donne, fatta di una semplice ruotine quotidiana di pulizie, pasti e riti, viene scossa dal ritorno a casa dopo dieci anni del figlio Yongsul. Quando il ragazzo ne aveva undici Ulhwa l’aveva portato in un monastero buddhista, temendo che essendo figlio di una sciamana non avrebbe avuto un futuro degno di lui. Così, ormai ventunenne, il giovane torna nella casa materna. Da subito rimane sconvolto dalle condizioni dell’abitazione in cui vivono e presto rivela il vero motivo del suo ritorno, di fronte agli occhi stupiti della madre. Yongsul si è convertito al cristianesimo anni prima e in cuor suo spera di poter mostrare la bontà del suo credo anche alla sua famiglia, per valori così distante da lui. Ora è la donna a essere scioccata dalle parole del figlio, convinta che sia impossessato da un demone. Il ragazzo si convince ben presto che la sorella sia vittima delle superstizioni materne e tenta di insegnarle i precetti del cristianesimo, contro la volontà di Ulhwa. Da qui si dipana l’intera vicenda, la volontà di entrambi di affermare la propria religione a scapita dell’altra.

SPIRITI NASCITA COREA
Spiriti coreani.

Questo romanzo così particolare mette a confronto non soltanto due religioni, ma anche due modi di vivere e di concepire i fatti della vita. E’ uno scontro, non solo generazionale e famigliare, ma anche spirituale e personale. Il finale tragico non lascia troppo spazio alla riflessione, nessuno vince e nessuno perde. Pare quasi che gli esseri umani sovrastino i loro credi religiosi e si comportino semplicemente da quello che sono: persone imperfette. L’autore riesce a toccare svariate tematiche, la famiglia, i sentimenti, il destino, rimandandoci indietro delle diapositive particolarissime e dandoci la possibilità di conoscere un mondo quasi del tutto sconosciuto. Lo sciamanesimo, in Corea, è tutt’oggi un insieme di pratiche e di rituali ben radicati e condivisi, specialmente nei villaggi. Non si tratta semplicemente di folklore e forse uno dei pregi maggiori di questo breve libro è la sua capacità di aprire uno scorcio su questo mondo inusuale, ma affascinante.

Buona lettura, sempre!

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Quando aprì il ventaglio, i volti dei presenti si illuminarono. La cerimonia fu portata a termine senza interruzione, e il pubblico rimase incantato dalla bellezza della nuova sciamana ventenne, dal suo corpo sottile e dal viso delicato come un fiore. Tutti la trovarono splendida e piena di fascino.

Osservate come si agita il Messaggero.

Nemmeno all’inferno è riuscito a beccarmi.

Quando intonò i primi versi, la voce di Ulhwa rapì letteralmente le anime dei presenti. Aveva qualcosa di familiare che le conferiva uno strano potere, quasi potesse entrare nella pelle di chi la ascoltava. Poi con un ritmo più veloce recitò:

A destra volgo lo sguardo

genitori miei, fratelli.

Ma chi mai vorrà partire per me.

A sinistra volgo lo sguardo,

moglie cara, miei fanciulli.

Ma chi vorrà mai partire per me.

Ai miei piedi volgo lo sguardo,

i miei congiunti sono tanti.

Ma chi mai mi verrà a cercare.

Dopo la sua straordinaria interpretazione, dagli spettatori giunsero distintamente mormorii di meraviglia. Ulhwa condusse perfettamente il rituale shimu e il suo ultimo appello, così accorato e sincero, commosse molti fino alle lacrime. I complimenti riecheggiavano.

 

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Autore: Kim Tong-ni

Titolo: La sciamana di Chatsil

Anno: 1978

Casa editrice: ObarraO edizioni

Prima edizione italiana: 2006

N. Pagine: 181

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