Buongiorno lettori! Oggi torniamo alla rubrica Ovest-Est con un’intervista molto particolare. Cosa leggono i nordcoreani? Cosa si scrive a Pyongyang? L’argomento vi incuriosisce?… seguitemi!

 

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Oggi a farci compagnia c’è Massimiliano Vitellaro, co-gestore di uno dei miei blog preferiti, Osservatorio Corea del Nord. Una fonte puntuale, quotidiana e sincera di ciò che accade dall’altra parte del mondo. Qualche settimana fa è toccato a lui intervistarmi e trovate il mio intervento qui. Oggi invece ho deciso di disturbarlo io, per raccontarci il mondo dei libri di laggiù… quindi partiamo subito con le domande!

 

 

 

 

 

–Ciao Massimiliano, benvenuto su Penne d’Oriente, sono molto contenta che la collaborazione dei nostri blog prosegua. Oggi tocca a te rispondere alle mie domande! Iniziamo subito. Cosa si legge in Corea del Nord?

 
Ciao Serena, grazie per l’opportunità e per la consueta cortesia. Dunque, cercando di togliere questa nomea di “rogue state” (Stato canaglia) affibbiata alla Corea del Nord, possiamo dire che la letteratura è una delle arti più diffuse e praticate, essenzialmente per due motivi.
Il primo è il periodo storico nel quale la Corea del Nord si è resa indipendente (a cavallo tra Anni ’40 e’ 50), dove le pubblicazioni su carta erano la principale via di informazione e trasmissione del pensiero; il secondo è la facilità di diffusione dei libri (e dei giornali, come vedremo) in modo da poter permettere a tutti i cittadini di avere accesso alla cultura del Paese.
Una visione troppo semplicistica della letteratura nordcoreana porterebbe a dire “leggono quello che gli viene imposto”, ma non è proprio così: vi sono certamente le opere che trattano le vittorie conquistate dalla Rivoluzione e la glorificazione dei leader (in particolare il “presidente eterno” Kim Il-sung), ma sono molto diffusi anche libri che semplicemente raccontano le tradizioni popolari, i buoni usi e l’importanza di valori quali famiglia, patria e lavoro. Tutto questo rientra nella corrente letteraria “realismo socialista”, negli ultimi anni sempre più protagonista delle pubblicazioni nordcoreane.

 

Puoi dirmi qualcosa di più sui libri che riguardano la Guerra di Corea? Come sai, è un argomento a cui mi sono interessata molto ultimamente.

 
La Guerra di Corea è alla base della situazione che stiamo vivendo oggigiorno, ma dire che fu causata dall’invasione di Kim Il-sung ai danni del Sud è inesatto. Ci sono delle vicende molto importanti da conoscere e considerare, anche gli storici dibattono sulle cause remote del conflitto (c’è chi considera addirittura l’inizio dell’imperialismo giapponese come uno dei detonatori delle tensioni nella Penisola).
Le migliori pubblicazioni sono americane, ma occorre ovviamente separare i testi propagandistici da quelli realistici. A questo link si trovano 5 libri “imperdibili” sulla Guerra di Corea, in particolare “The hidden story of the Korean War” è stato al centro di molte polemiche sia all’uscita (1952, a guerra ancora in corso) che in occasione delle ristampe (una durante la Guerra in Vietnam) perché accusato di tirar fuori troppi scheletri dagli armadi delle forze armate.
In italiano si può trovare facilmente “La guerra di Corea” di Steven Hugh Lee, riconosciuto quasi all’unanimità come un ottimo tentativo di riassumere fatti, vicende e conseguenze del conflitto.

 

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Una coloratissima Pyongyang

 

E la letteratura? Esiste qualche scrittore-simbolo del Partito?

 
Dunque, in Corea del Nord essere uno scrittore è un privilegio ed un onore, un po’ come accadeva per gli scribi egizi.
Prima della dissoluzione dell’URSS (e dei dissapori con la Cina), le opere nordcoreane erano molto diffuse anche all’estero, nei Paesi socialisti ovviamente: i libri riguardavano i principi fondamentali del Juche e dell’ideologia nordcoreana (sono numerosi gli scritti di Kim Il-sung e di Kim Jong-Il in questo periodo), gli eroi della Guerra e l’impegno del Partito nella crescita economica del Paese.
Nel periodo della Guerra Fredda possiamo individuare 3 autori principali: Ri Ki-Yong, Hong Myong-Hui e Han Sorya. Tutti e tre hanno iniziato il loro impegno durante il colonialismo giapponese [1905-1945] (Hong ha anche partecipato attivamente al “Movimento del 1° marzo”) e sono considerati i rappresentanti nordcoreani della “letteratura proletaria”.
Il caso di Han Sorya è forse il più controverso: noto per il suo anti-americanismo, la sua opera Jackal gli fece raggiungere un grande successo (anche estero), tanto da farlo diventare un politico influente nei primi esecutivi post-bellici, ma all’inizio degli Anni ’60 fu accusato di “decadenza borghese” ed estromesso per alcuni anni da ruoli istituzionali.
In tempi più recenti, sono numerosi gli scrittori (provenienti principalmente dalla Pyongyang University) che si distinguono per opere che inneggiano alla riunificazione, brevi racconti di storie di vita quotidiane e racconti storici (eventi risalenti alla dinastia Goryeo o episodi della Guerra di Corea).
Per quanto riguarda i quotidiani, cosa puoi dirmi? Cosa e quanto raccontano della realtà coreana e mondiale?
Il presupposto iniziale è, ovviamente, il monopolio statale dell’informazione. Tutto è gestito dalla KCNA (Korean Central News Agency), che si suddivide in varie sezioni tra cui il settore televisivo (KCTV). Sono molte le accuse di mancanza di libertà di stampa nei confronti del Paese.
Il quotidiano principale è il “Rodong Sinmun”, spesso citato anche dai media internazionali. Vi è anche il “The Pyongyang Times” (in inglese) ed inoltre sono presenti anche pubblicazioni periodiche (settimanali e mensili) con diffusione limitata alle città principali (Pyongyang, Wonsan, Kaesong). In totale si parla di 12 quotidiani e 20 periodici.
Soffermandoci sul “Rodong Sinmun” possiamo dire che si tratti del giornale del Partito dei Lavoratori di Corea (WPK) e quindi espressione del pensiero governativo: è il quotidiano più diffuso (600000 copie al giorno) e da qualche anno ha anche una versione in inglese (sul web).
I media locali raccontano tutto ciò che riguarda la Corea del Nord, visto che la copertura di notizie estere è minima (solitamente informazioni dal Sud o atti “imperialisti” di Giappone ed USA). Si parla – oltre che dei risultati militari, sociali ed economici del Paese – anche di arte, cultura e conquiste scientifiche: si ritorna al discorso del “realismo socialista”, ovvero ad un modello di informazione che vuole far spiccare le eccellenze e tutto ciò che è considerato corretto e giusto.

 

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Foreign Languages Bookshop a Pyongyang

 

-Esistono rubriche giornalistiche e/o programmi televisivi che parlano di libri, scrittura, romanzi, saggi e mondo del libro in generale?

La KCTV non ha un vero e proprio palinsesto, però sono molte le trasmissioni che parlano di arte e cultura popolare. Si dà ampio risalto alle esibizioni dei giovani meritevoli (selezionati nelle province e inviati a Pyongyang per studi più accurati) ed alle feste locali spesso legate all’agricoltura (fioriture, Tree Plant Day, ecc..).

Cosa sai dirmi delle biblioteche? 

Le biblioteche fornite sono principalmente a Pyongyang e nei centri più importanti, nelle università si trova di tutto, mentre nelle altre biblioteche si dà spazio alle opere locali o dei Paesi socialisti

-Vengono organizzati premi letterari importanti?

Non esiste un vero e proprio premio letterario, esiste però il “People’s prize” che è un premio che racchiude tutte le arti. Negli anni (esiste dal 1958) sono stati premiati film, quadri, canzoni, esibizioni (“mass games”, come il famoso Arirang) ed ovviamente anche libri. Han Sorya col suo History fu il primo vincitore del premio, nelle successive 60 edizioni hanno vinto altri due libri (Among the people 1992 e Reminiscences of the anti-Japanese Guerrillas 2012). Il “Kim Il-sung prize” è una specie di onorificenza nazionale che viene attribuita agli artisti che “dimostrano servizio esemplare nella valorizzazione delle idee del Juche”: tra i vincitori ci sono anche un poeta, Ku Hui-chol, ed uno scrittore di libri per bambini, Rim Kum-dan.

 

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Pyongyang by night

Ringrazio Massimiliano per essere stato dei nostri, qui su Penne d’Oriente. Sperando che l’intervista vi abbia incuriosito e intrattenuto, vi auguro una buona lettura!