La Cucina Orientale di Pearl S.Buck

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Buongiorno affezionati lettori, oggi vi racconto una storia. E’ iniziato tutto una sera di questo marzo, quando mio padre è arrivato a casa mia con un libro tra le mani.

Il tomo in questione era La cucina orientale della scrittrice americana Pearl S. Buck, apparteneva a mia nonna. Mio padre l’aveva trovato per caso, rimettendo a posto la sua ampia biblioteca personale e me l’aveva portato, data la mia grande passione per l’Oriente. Al di là dell’ovvio valore affettivo, il libro è veramente bello, colmo di illustrazioni in stile orientale e naturalmente di ricette. Abbraccia tutto l’Oriente: Giappone, Corea, Cina, Malesia, India, Birmania, Indocina, Thailandia, Pakistan, Filippine. La copertina è un’opera d’arte, come potete vedere e il libro ha l’odore delle pagine ingialliste, vecchie di quasi cinquant’anni. Un bell’esemplare da tenere nella mia libreria personale, e da raccontarvi!

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Il libro è tutto, nel suo complesso, davvero interessante se vi piace darvi da fare tra fornelli, fiamme, bolliture e taglieri. Io mi limiterò a darvi un’idea delle caratteristiche principali delle cucine giapponese, coreana e cinese, coerentemente con il blog.

Partiamo allora da quest’ultima, ricca di particolarità. In Cina lo chef è l’artefice unico dei piatti che arrivano sulla tavola, è lui stesso a tagliare e insaporire, non esiste l’usanza di aggiungere spezie da parte dei commensali. Il piatto che esce dalla cucina è già finito, la prova d’artista conclusa. Gli alimenti più consumati sono sicuramente i cereali e le verdure, il tutto reinterpretato in migliaia di modi diversi, a secondo di gusti, sapori e tradizioni. Fondamentale per il cuoco cinese è l’armonia di ingredienti differenti uniti insieme e un trucco per mantenere vivo il valore vitaminico dei cibi è tagliarli finemente, per cuocerli giusto il tempo necessario a servirli nei piatti. I pasti sono sempre composti da più portate (antipasti caldi, freddi, primi, secondi di carne e di pesce, verdure, facoltativo il dolce che più spesso è composto di semplice frutta già sbucciata) e nessuna è la protagonista indiscussa del tavolo.  La cucina cinese è caratterizzata da esuberanza, varietà, ricchezza e appariscenza.

Trasferiamoci in Corea. Qui i piatti nazionali sono la carne e le verdure, vengono usate molte spezie, aglio, peperoncino. Anche qui il pasto viene preparato tutto in cucina e poi servito nel soggiorno (le case tradizionali non posseggono quella che noi occidentali definiamo sala da pranzo), luogo dove si consumano tutti i pasti. Generalmente viene presentato un piatto principale, il riso e tanti altri per accompagnarlo (verdure, pesce, carne, brodi, ecc). Secondo la tradizione i cibi vengono serviti in ciotole, piuttosto che in piatti e possono esseri di vari materiali e fatture. I coreani sono soliti bere la birra durante i pasti, alla fine prediligono liquori o vini di riso.

E ora seguitemi in Giappone. Le parole d’ordine nella cucina nipponica sono essenzialità, semplicità, purezza, delicatezza e soprattutto misurata bellezza. I cibi preferiti sono pesce, riso e tè. Nell’antichità, per cucinare, servire, tagliare e gustare, nacquero dei veri e propri rituali, dei metodi di preparazione unici e in auge ancora al giorno d’oggi. La cerimonia del tè ne può esserne un valido esempio, ma la preparazione di ogni tipo di pietanza rispetta delle regole ben precise. Mangiare è parte di questo grande rituale che incomincia nella cucina dello chef. Molti piatti tradizionali sono poveri di calorie e dai sapori semplici, l’aristocrazia non richiedeva un consumo di grassi e le materie prime erano di così alta qualità da non pretendere aggiunta di spezie. Proprio per questo la base della cucina nipponica è l’arte dell’esaltazione dei cibi così come sono in natura. I giapponesi, diversamente da altre popolazioni asiatiche, usano fare tre pasti al giorno di cui il più abbondante è la colazione. I piatti, i vassoi e le ciotole non vengono scelti, come i cibi, solo per la loro utilità specifica ma soprattutto per la bellezza estetica.

 

 

 

Vi lascio con le tre ricette che mi hanno colpito di più ( e che tenterò di fare prossimamente!), naturalmente una per ognuno dei nostri paesi preferiti!

Polpette di maiale fritte (CINA)

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2 porri, 3 fette di zenzero, 500 gr di carne trita di maiale, 1 cucchiaio di sakè, 3 cucchiai di salsa di soia, 1 uovo sbattuto, 1 cucchiaio di maizena, sale, 1 tazza da tè di olio, 130 gr di crescione. Per la pastella 3 cucchiai di maizena e acqua.

Tritare porri e zenzero. Unirli in una terrina con la carne, il sakè, la salsa di soia, l’uovo, la maizena e un pizzico di sale. Creare un composto omogeneo e dividerlo in dodici polpette. Preparare la pastella, mischiando acqua e maizena e scaldare l’olio in una padella. Le polpette devono essere immerse nell’olio per quattro minuti, lasciare friggere e poi scolare. Da servire su un letto di crescione.

Yosenabe (GIAPPONE)

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2 polli disossati e tagliati a pezzi, 220 gr di gamberi sgusciati, 240 gr di funghi in scatola (o se potete reperirli 4 pezzi di Shiitake), 1 tazza da tè di piselli, 1 cavolo cinese (simile alle nostre verze), 1 carota, 1 tazza da tè di germogli di bambù, 1 cucchiaio di salsa di soia, 2 cucchiaini di mirin (sakè con zucchero, sherry), 2 tazze di brodo di pesce (dashi)

Ammorbidire i funghi nell’acqua, sbollentare i gamberetti e bollire al dente i piselli. Tagliare la carota, i funghi e il cavolo a listarelle o fettine. In acqua bollente cuocere per tre minuti cavolo, carote e germogli. In una padella versare il brodo e aggiungere pollo e tutte le verdure tagliate, i piselli per ultimi. Aggiungere mirin e salsa di soia, mescolare e cuocere per qualche minuto. Il brodo deve sempre essere in ebollizione, senza consumarsi del tutto. Quando il pollo si è ammorbidito il piatto è pronto, si può servire con riso bianco.

Dolci di datteri (COREA)

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1 tazza da tè di datteri snocciolati, 3 cucchiai di miele, 1/2 cucchiaino di cannella, 1 tazza da tè di pinoli tritati, qualche pinolo intero.

Tritare i datteri a mano con un coltello, in una terrina. Unire cannella e miele, una volta che si è formato un composto morbido e appiccicoso. Ricavate da esso piccoli dolci, palline per esempio, infilando al centro un pinolo intero. Ricoprire i dolcetti con quelli tritati.

 

Spero che questo viaggio inedito vi abbia deliziato, non solo gli occhi e il cuore, ma oggi soprattutto il palato! Buona lettura amici… e buon appetito!

 

pearl s buck

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Autrice: Pearl S. Buck (1892-1973, Hillsboro-Danby, Stati Uniti)

Titolo: La cucina orientale

Anno: 1972

Casa editrice: Rizzoli

Prima edizione italiana: 1975

N. Pagine: 260

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Monique Namie ha detto:

    Si direbbe proprio un gioiellino di libro a partire dalle bellissime illustrazioni.
    Io ho provato la cucina cinese e quella giapponese e mi sono piaciute entrambe. 🙂

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    1. Serena Lavezzi ha detto:

      Sai anche cucinarle? 😊Io no ahimè, ma da mangiarle mi piacciono molto!

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      1. Monique Namie ha detto:

        Ahimè anch’io non le so cucinare. Compro i cibi già pronti o vado nei ristoranti tipici. 😛

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  2. illettorecurioso ha detto:

    Molto interessante questo tuo post!
    Devo dire che quelle polpettine mi ispirano molto!

    Piace a 1 persona

    1. Serena Lavezzi ha detto:

      Anche a me…spero di riuscire a farle uno di questi giorni!

      Piace a 1 persona

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