La voce delle onde di Yukio Mishima

Buongiorno lettori! Oggi torniamo in Giappone con un vero colosso della letteratura nipponica: Yukio Mishima. La sua figura, ancora oggi, è avvolta da una sorta di nebbia le cui gocce sono impregnate di leggenda, mito e verità. Andiamo a scoprire uno dei suoi tanti romanzi, La voce delle onde.

Questo è uno dei tre libri che ho letto fin’ora di Mishima, e quello che mi è piaciuto di più. Si narra la storia di due giovani pescatori dell’isola di Uta-jima, l’isola del canto, incastonata nello stretto che unisce il Golfo di Ise e l’Oceano Pacifico. Qui Shinji e Hatsue, entrambi pescatori, si conoscono e innamorano. I loro incontri si svolgono nell’atmosfera grandiosa del santuario di Yashiro, posto sul crinale più alto dell’isola. Lui lavora come pescatore su una piccola imbarcazione a motore, ha diciotto anni appena compiuti e tutti i giorni esce per mare alla ricerca di pesci e molluschi. La sua vita è semplice, vive con la madre e il fratello minore, abitudini ormai regolate scandiscono un giorno dietro l’altro. Così è per lui e per tutti gli abitanti della piccola isola. Hatsue, dal canto suo, è una pescatrice di perle dalle braccia forti, emancipata e figlia dell’uomo più ricco di Uta-jima. Il padre vorrebbe organizzarle il matrimonio, ma le cose si complicheranno presto. Il destino della loro storia non sarà lineare, né banale.

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I due ragazzi incrociano i loro sguardi un tardo pomeriggio, per caso. Shinji è appena tornato da una giornata di pesca e tiene salda in mano una sogliola da portare al guardiano del faro, sulla collina. Sulla spiaggia nota un volto mai visto, quello di Hatsue. La ragazza si sta riposando, anche lei dopo una giornata di fatica. I loro occhi d’incontrano, complice il rumore delle onde e la stanchezza di una giornata di sale e sudore. Quell’incontro colpirà profondamente Shinji, che fino ad allora aveva sempre  pensato solo a studiare, al peschereccio e a mantenere la sua famiglia. Sarà un caleidoscopio di sensazioni ad avvolgerlo, pulsioni, emozioni, desideri, speranze. I due si rincontreranno poco dopo, proprio al tempio dedicato al dio del mare. Da qui si dipanerà una vicenda che non manca di tragicità e di dolcezza; altri personaggi entreranno a far parte di questo palcoscenico, nel bene e nel male.

La voce dell’acqua, che dà il titolo al romanzo, accompagna in sottofondo tutta la vicenda; il mare è elemento imprescindibile nella vita degli isolani, fa parte di loro e impregna ogni pensiero, ogni desiderio e azione.

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Quasi che gli abitanti fossero fatti di carne e acqua salata, intrinsecamente legati al mare e ai suoi segreti.

Questa è la seconda recensione in cui vi parlo di scrittori giapponesi ormai diventati dei classici. Kawabata (trovate la recensione qui) fu uno dei primi a valorizzare la bravura e le capacità narrative di Mishima, diventarono molto amici. Cosa differenzia la scrittura di questi due mostri sacri dell’universo letterario nipponico?

Abbiamo imparato come Kawabata sia un abile esteta e sappia sottolineare con grande armoniosità nostalgici scorci di colori, di fiori, di dettagli e decorazioni. Credo che questo sia il più grande pregio della sua scrittura. Yukio Mishima, invece, possiede uno stile più scarno, più diretto, volutamente focalizzato ai comportamenti dei personaggi, alle loro azioni. Non manca di descrizioni vivaci, ma non ritrovo in lui quella smaniosa ricerca del particolare estetico, inutile e per questo meraviglioso. Mishima, per certi versi, si avvicina di più ad alcuni scrittori contemporanei nella sua volontà di mostrare anche gli atteggiamenti più biechi e sinistri degli esseri umani. Dove Kawabata amava ricercare il bello quasi perfetto, Mishima preferiva dedicarsi all’indagine psicologica dei personaggi.

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Sperando di avervi incuriosito, vi lascio con la citazione del libro e vi auguro una buona lettura, sempre.

Shinji aspettò. Senza la minima inquietudine, passò il tempo ficcando le dita nei buchi del suo maglione e allargandoli. Si smarrì nella sensazione di calore che gradualmente gli invadeva il corpo, e nella voce della tempesta che infuriava all’esterno. S’arrese all’euforia creata dalla sua stessa fiducia. La sua incapacità d’immaginare un qualsiasi contrattempo che potesse impedire alla ragazza di venire all’appuntamento, gli consentiva di non provare la minima ansia. E così accadde che appoggiò il capo sulle ginocchia e si addormentò.

Quando aprì gli occhi, il fuoco fiammeggiante gli stava davanti, divampando ancora vivido, quasi che egli si fosse addormentato solo un momento prima. Ma un’ombra strana e indistinta si ergeva al di là del fuoco. Shinji si chiese se stesse sognando. C’era una ragazza nuda a capo chino, e teneva una camicia bianca ad asciugare sul fuoco. In quella posa, con la camicia tenuta accostata alla fiamma, esponeva tutta la parte superiore del corpo.

Quando fu certo che non stava sognando, Shinji pensò che con un po’ d’astuzia e fingendo di dormire ancora, avrebbe potuto contemplarla ad occhi socchiusi. Tuttavia il corpo di lei era troppo bello, per poterlo guardare senza compiere alcun movimento.

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Autore: Yukio Mishima (1925-1970, Tokyo)

Titolo: La voce delle onde

Anno: 1954

Casa editrice: Feltrinelli

Prima edizione italiana: 1961

N. Pagine: 177

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16 pensieri su “La voce delle onde di Yukio Mishima

  1. Di Mishima, che amo moltissimo, ho letto Confessioni di una maschera, Il sapore della gloria e un breve testo su una seduta spiritica, di cui ora non ricordo il titolo. Il padiglione d’oro e Neve a primavera sono in stand by ma li leggerò presto. La voce delle onde era fra i must read, anche perché Mishima è molto legato al mare. Concordo sull’interesse analitico dell’autore ma ho sempre notato anche in lui una ricerca del particolare, solo che in Mishima la bellezza assume tutto un altro significato e un peso tragico.

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