Buongiorno lettori, oggi vi parlo di un breve saggio dedicato all’enigmatica Corea del Nord e in particolare alla visione che ne hanno i sudcoreani. Un’interessante indagine sul rapporto che lega queste due parti dello stesso storico paese.

Le rappresentazioni sudcoreane riferite a Pyongyang, nel corso dei decenni, sono state veicolate tramite molteplici forme artistiche. Cartoni animati, locandine, manuali scolastici, serie televisive, musical, spot pubblicitari, canzoni. Un vero universo parallelo, sia rispetto alle nostre scarne conoscenze sulla Corea del Nord, sia soprattutto nei confronti di questo paese così insondabile. La forza di queste reinterpretazioni della realtà nordcoreana, ci dicono gli autori, è proprio la mancanza di notizie certe e accertate. Visto che Pyongyang rimane avvolta dalla nebbia possiamo proiettare in essa le nostre fantasie, i nostri incubi e perché no anche i sogni.

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La prima parte del libro è dedicata a ricercare quali siano state le modalità di contatto tra i due paesi nel corso della loro storia, dagli anni ’80 ai giorni nostri. Nei decenni seguiti alla guerra di Corea l’immagine che il Sud voleva dare del Nord era quella del nemico da sconfiggere e da questa volontà scaturirono le rappresentazioni, sia nella politica che a livello sociale. Un esempio per tutti: i libri scolastici e le locandine. Nei primi venivano raccontate ai bambini storie brutali della cattiveria dei nordcoreani, nelle seconde invece si voleva avvertire il popolo di stare attenti a possibili spie.

27495913_1692164784139243_193133380_nGli anni ’80 vedono il grande successo dei cartoni animati, in Corea del Sud ne trasmettevano uno in particolare: il Generale Ttori, dove un ragazzino combatte contro i nordcoreani che sono disegnati e pensati come maiali, pipistrelli, lupi e volpi. Questo era tutto ciò che si riusciva a immaginare dei cittadini del Nord, dai politici alle persone comuni. Pare addirittura che i bambini credessero davvero che nel Nord le persone si fossero trasfigurate in animali dai tratti biechi e negativi. Questo è un dato importante per comprendere come interagivano i due paesi nelle menti delle persone comuni. L’altro è un nemico, è diverso da noi, quasi smette di essere umano.

 

 

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Negli anni ’90 Pyongyang inizia a comparire anche nella letteratura di svago sudcoreana, si comincia a parlare delle persone, del popolo, ad indagare la vita quotidiana nel Nord, provando a immaginarsela. I temi non sono più strettamente legati alla classe dirigente e alla politica. Caso emblematico fu la serie televisiva Fino a quando fioriranno le azalee distribuita in Corea del Sud con l’intento di far conoscere da vicino la vita delle persone, il modo di vivere, le abitudini. Questa serie tv raccontava la storia di una ballerina nordcoreana sposata con un politico, entrambi stanchi del governo repressivo di Pyongyang scappano a Londra, per poi stabilirsi definitivamente nel Sud. Come potete immaginare il programma fu censurato dal governo del Nord e ne fu proibita la visione e la distribuzione. Nonostante questo per la prima volta i cittadini a settentrione acquisirono una materialità vera, non erano più robot soggiogati senza pulsioni, ma persone in carne d’ossa. Il nemico non era più così alieno.

Una particolarità di tutte queste rappresentazioni è che non si faceva alcun tipo di riferimento al passato della Corea come paese unico, unito, alle famiglie divise e allo sfondo comune che inevitabilmente legava tutti i coreani. Erano argomenti che si lasciano in disparte, preferendo mettere in luce la diversità piuttosto che l’uguaglianza. Questa tendenza venne poi invertita intorno alla fine degli anni ’90, ma sarà destinata a durare ben poco. Anche perché le nuove generazioni sudcoreane, scrivono gli autori, sono sempre meno politicizzate e interessate a temi politici. La Corea del Nord viene di nuovo vista come altra, distante, diversa, non si percepisce la volontà di creare un ponte. Soprattutto perché i giovani di oggi non hanno vissuto l’esistenza reale, tangibile nella Storia e nei ricordi personali, di una Corea unita.

 

yoduk-story-752x1024Altro caso di Stato, potremmo così definirlo, fu l’uscita nel 2006 del musical sudcoreano Yoduk Story. Qui per la prima volta si affronta l’argomento blindatissimo dei gulag del Nord. Creato e prodotto da due rifugiati aprì nelle menti degli spettatori una nuova prospettiva con cui guardare al popolo nordcoreano, al governo di Pyongyang e alla cultura, alla vita sociale del paese. Fu un vero e proprio caso mediatico in entrambe le Coree.

 

 

 

 

 

 

 

I due autori ci raccontano la Corea del Sud e quella del Nord con sguardo attento, professionale, severo, ma speranzoso verso il futuro. In conclusione il Nord rimane un luogo incantato, fantasioso, terribile ma proprio per questo al centro dell’immaginario collettivo sudcoreano e mondiale. Gli sviluppi della politica non vengono indagati dagli autori, non si tratta di un saggio politico, ma di un libro che ha l’intento di far conoscere meglio il rapporto Sud-Nord.

Consiglio questo breve libretto a chi ha voglia di informarsi e conoscere un’altra faccia di questo angolo di mondo, per me è stata una fonte davvero preziosa di informazioni. Se l’argomento vi interessa e vorreste saperne di più, in questo caso soprattutto sulla storia politica contemporanea coreana, consiglio di seguire con attenzione lo splendido blog Osservatorio Corea del Nord.

Buona lettura amici!

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Autori: Giuseppina De Nicola e Marco Del Corona

Titolo: L’impero del mai

Anno: 2006

Casa editrice: ObarraO edizioni

Pagine: 94