Buon inizio settimana cari lettori 🙂 Oggi vi presento un romanzo coreano davvero fuori dal comune, seguitemi…sarà un viaggio unico!

Come avrete già intuito, grazie alle recensioni precedenti, le storie coreane riescono sempre a stupirmi. Le considero davvero caratteristiche, inconfondibili e questo romanzo di Han Mahlsook non fa eccezione. Non ho ancora capito (ma ci sto lavorando) se sia dovuto alla loro cultura, a un modo diverso di essere e affrontare le piccole e grandi difficoltà della vita, forse si tratta di una sorta di misticismo applicato alla quotidianità. Non lo so, la mia ricerca è ancora lunga, ma non demordo.

Qui la scrittrice ci narra una storia davvero particolare, densa di umanità e spiritualità. La protagonista è Yu-jin, una traduttrice che vive con il marito in una casa a pochi passi da una sorgente miracolosa. Seguiamo le vicende di questa donna nell’arco delle quattro stagioni e conosciamo personaggi che in un modo o nell’altro sono legati a lei, nel bene e nel male. Si tratta di un vero e proprio romanzo corale, le voci di tanti si mescolano, cercando ognuno per sé stesso di fare chiarezza nella propria vita e imparare ad affrontare la morte.  La figura del marito estremamente scettico è abbastanza evanescente, quasi determinante in certe situazioni, ci appare però chiaramente un comprimario. Figure di spicco, onnipresenti, sono quella del vecchio Kang e del suo piccolo nipote Sok-kyu. La protagonista è legata in modo particolare al bambino, si frequentano spesso perché Yu-jin insieme al marito tutte le mattine fa una passeggiata sino alla sorgente d’acqua, posta sulla sommità di una collina. Si incontrano tutti lungo il sentiero e chiacchierano del più e del meno, seppure le loro condizioni siano diversissime. Infatti i coniugi Kim sono benestanti e abitano in una bella casa nel quartiere residenziale, l’uomo invece abita in una vera e propria catapecchia insalubre. Appena Yu-jin si troverà nella condizione di poter migliorare la sua vita, lo farà spinta dall’istinto.

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Questa donna si interroga costantemente sul rapporto tra la vita e la morte, sulla comunicazione tra gli spiriti e gli esseri viventi, sull’esistenza o meno di un posto dove sostare dopo la morte, dell’importanza di un luogo di frontiera, di passaggio da un mondo all’altro. Sono tutte tematiche che, esplicitamente o meno, accompagnano l’intera narrazione e di cui si sente una fortissima presenza. Del resto è il titolo stesso a suggerire la grande importanza che riveste questo tema per la scrittrice. Come si può immaginare si tratta di un argomento che non ha una vera risoluzione, se non nella soggettività dei vari personaggi.

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Versione francese dell’opera

 

Altra figura chiave del romanzo, intrinsecamente legata a questo tema e alle riflessioni che fa Yu-Jin, è la concubina seconda moglie di suo nonno. Chong-im percepisce con innaturale distacco l’ora vicina della sua dipartita, tanto che cerca di mettersi in contatto proprio con Yu-Jin, unica lontana parente con cui ancora ha un rapporto, seppur frammentario. La telefonata della donna caratterizza la stagione invernale di questa narrazione e provoca un’escalation di eventi imprevedibili nella vita pacata della protagonista.

Ulteriore figura, questa volta emblematica della Primavera, è il vecchio amico di Yu-Jin. L’uomo, Nam Ki-ch’ol, è il suo editore e, non troppo segretamente,  ancora innamorato di lei. Anche lui avrà un ruolo determinante per il percorso interiore della protagonista. Si ha quasi l’impressione che, usando come tramiti le esperienze mistiche delle persone che le ruotano intorno, Yu-Jin riesca ad arrivare a una reale comprensione del legame sottilissimo che collega l’uomo al mondo degli spiriti.

L’Estate è caratterizzata dalla figura ingombrante della Signora O Hyon, veggente e maestra buddhista. E dalla coppia di amici di Yu-Jin, la moglie malata che tenta di trattenere a sé il marito che invece si allontana sempre di più alla ricerca della sua felicità. Gli stralci delle loro storie, insieme alla figura sempre più centrale del vecchio Kang, ci spingeranno fino ad autunno inoltrato.

Le ultime pagine si rivelano un vero e proprio shock rispetto all’andamento lento e pacato dell’intero romanzo, un colpo di scena come un fulmine a ciel sereno rafforzerà definitivamente tutte quelle teorie, riflessioni, quesiti che si era posta Yu-jin per tutto l’anno trascorso. Si tratta di una magistrale soluzione narrativa, Han Mahlsook si destreggia tra personaggi e pensieri con estrema intelligenza. Solo ogni tanto la scrittura si rivela un po’ diluita, forse troppo poco vivace, ma anche questa è una peculiarità della scrittura di certi paesi asiatici (il Giappone per esempio). Il ritmo mantiene sempre una sua naturale compostezza, la fretta è cattiva consigliera. I sogni rivestono un ruolo fondamentale nella narrazione, insieme alle credenze mistico-religiose. Questo romanzo è un balletto che si svolge tutto tra i concetti di azioni terrene e conseguenze spirituali, tra bene e male.

Consiglio questo libro a chi ha voglia di riflettere su queste tematiche, cogliendole da una prospettiva inusuale. Buona lettura!!

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 A poco a poco ritornava la fresca brezza dell’autunno e dopo qualche settimana arrivava l’inverno che ricopriva il suolo di neve. A sua volta, l’inverno veniva cacciato dalla primavera con i suoi teneri germogli che spuntavano dalla terra. Sapendo di non avere più molto tempo da vivere, il vecchio Kang provò uno slancio d’affetto per la natura, le montagne, i fiumi, le piante e gli alberi di questo mondo dove non aveva conosciuto che miserie, sofferenze  angosce e risentimenti. Tutte le persone che aveva conosciuto, anche quelle viste per caso, quelle che gli avevano mostrato affetti, quelle che l’avevano torturato e disprezzato, gli stessi tremendi banditi giapponesi e i soldati delle Nazioni Unite che avevano partecipato alla guerra, sia bianchi sia neri, ecco, ora avevano nostalgia di tutte queste persone. 

Trovò strano e misterioso il fatto che su questo immenso mondo, lui e tutti i suoi parenti fossero nati proprio in quest’angolo di terra chiamato Corea. 

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Autrice: Han Mahlsook (Classe 1931, Seul, Corea del Sud)

Titolo: Cantico di frontiera

Anno: 1981

Casa editrice: ObarraO edizioni

Prima edizione italiana: 2001

N. Pagine: 343