Buongiorno! Oggi vi parlerò di un’antologia particolare, la raccolta di storie di Young-Ha Kim. Questi cinque racconti sono tutti legati da un lungo filo rosso, che li attraversa e forma piccoli nodi, qua e là. Apparentemente trame distaccate le une dalle altre hanno però delle similitudini profonde, delle trasparenze che ci danno la possibilità di sovrapporre caratteristiche e dettagli. Scopriamoli insieme.

I temi affrontati dall’autore sono vari: la disumanità della società contemporanea, l’anonimato del singolo, il menefreghismo dell’uomo per i suoi simili, il vuoto della sofferenza, la morte che perde ogni sembianza di tragedia per trasformarsi in un banale intoppo, una scocciatura che non riguarda nessuno, l’incapacità di amarsi e condividere, la mancanza di un futuro certo. Il destino pare avverso a questi infiniti puntini che si muovono tutti uguali su strade, autobus, per scale interminabili e stanza confinate.

Kim Young-Ha ci presenta tutti questi esseri umani con uno sguardo disincantato, non c’è traccia d’illusione. Ormai il mistero è svelato, la speranza si è dissolta e ogni cosa è vista sotto la cruda luce della verità, semplice e disadorna. La persona non è più persona, con un’intimità e dei desideri, ma è soltanto il ruolo che ricopre nella società e nei confronti degli altri, niente di più. Questa visuale così pragmatica, ben evidente nel primo racconto (L’uomo nell’ascensore), si contrappone a personaggi vivissimi, pulsanti, che ancora riescono a stare a galla, con fatica, “alzando la testa” come fa il poliziotto della seconda storia (Omicidio nello studio fotografico).

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Altri personaggi tentano disperatamente di liberarsi da queste catene di noia e conformità ed è il secondo racconto a mostrarcene un altro esempio, stavolta al femminile. Per questa donna lo spunto per sognare e andare lontano, almeno con la mente, sono le fotografie che un uomo porta a sviluppare nel suo laboratorio. Fotografie di corpi nudi, di dettagli sensuali ma mai volgari ed è quasi come se lei potesse sbirciare in un mondo altro, fuori dalle vetrine di quel negozio dove passa le giornate intere. Sembra che sognare, in fondo, sia alla portata di tutti.

Anche le storie d’amore sono trattate con distacco, quasi una scelta per non rimanere img_20171212_1055251459279550.jpgtroppo coinvolti, troppo delusi. Così appare il protagonista del terzo racconto, Il vento soffia. L’uomo è in bilico tra curiosità, desiderio, paura e incertezza, tutto provocato dalla sua nuova assistente, con cui passa gran parte della giornata lavorativa a giocare al computer. Ognuno alla sua postazione si sfidano e interagiscono mediante videogame, quasi a costruire un universo parallelo alla realtà, e per questo migliore. Un mondo che può cambiare ogni giorno, ogni ora, senza diventare mai monotono. Sullo schermo la morte non è mai definitiva, ma solo un passaggio da un gioco all’altro, non bisogna darsi pensiero.

Uno dei racconti più curiosi è La lettera, quello che ha per protagonista lo stesso scrittore. E’ proprio lui a raccontarci di aver ricevuto una stranissima lettera da una donna insoddisfatta del suo matrimonio… fin qui sembrerebbe tutto normale, ma le spiegazioni della mittente vi sorprenderanno più di quanto potete immaginare! Il lettore sente pulsare in questa storia una vena quasi comica, ironica, sarcastica. Alla fine rimaniamo con l’amaro in bocca…sarà successo realmente o è solo un’invenzione narrativa?

Con l’ultimo racconto, EXIT, veniamo trasportati in uno spazio a sé, sordido e lontano dalle atmosfere che avvolgevano le altre storie. I due giovani personaggi, una prostituta e un giovane scansafatiche passano le giornate bazzicando tra supermercati, dove devono contare ogni singolo won per poter fare la spesa, e il motel dove passano il tempo a fare l’amore. Quello che si lasciano dietro è solo cenere, di nessuna importanza; ma la vera catastrofe umana è che persino ciò che li aspetta è nullo, uno zero che ruota su se stesso. Incontrandoli, ci trasformiamo in veggenti. Vediamo già oltre l’ultima pagina della raccolta, scorgiamo un futuro vuoto, senza fine.

Lo stile di Kim è crudo, netto, implacabile. Benché i sentimenti siano trattati con riguardo e riescano a toccare il lettore, pare che in fondo sia sempre il destino a vincere sulle persone. Queste ultime risultano apparizioni passeggere, di importanza limitata, fuggevoli e inconsistenti. Si tratta di una scrittura diretta, i fronzoli trovano ben poco spazio per sopravvivere. L’aspetto più interessante di questi racconti, a mio parere, è la possibilità che ci donano di aprire una finestra sul mondo coreano. Sulle persone, sul modo di ragionare, sull’approccio a temi universali come famiglia, morte, amore, solitudine. Non basta certo un libro per comprendere a fondo l’animo di un popolo, ma sicuramente ci può permettere di sbirciare attraverso un forellino. Quel che c’è al di là sta a ognuno di noi amarlo, condividerlo o rinnegarlo.

Buona lettura!

Mentre cercava faticosamente di staccarsi da me, agitò il coltello che teneva in mano e sfiorò il mio braccio. Si aprì un taglio che cominciò a sanguinare. Dopo avermi lanciato uno sguardo disgustato andò a prendere una pomata e me la spalmò sulla ferita. Poi mi addormentai. Nel sogno ero diventato frutta e venivo sbucciato da mia moglie. Fu un gran bel sogno.

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Autore: Kim Young-Ha (Classe 1968, Hwacheon, Corea del Sud)

Titolo: Che cosa ci fa un morto nell’ascensore?

Anno: 1999

Casa editrice: ObarraO edizioni

Prima edizione italiana: 2008

N. Pagine: 135